La notizia aveva fatto il giro del mondo e aveva acceso più di una speranza nella continua lotta contro l’Aids: la guarigione di una bambina statunitense. Ma la piccola, nata sieropositiva e considerata “guarita” dopo un intenso trattamento precoce con farmaci antiretrovirali, è tornata ad avere nel sangue tracce del virus Hiv responsabile dell’Aids

Il caso della bimba data per guarita, ma la malattia è ritornata. La bimba, che oggi ha 4 anni, era nata in Mississippi da una madre sieropositiva. Aveva ricevuto i farmaci 30 ore dopo la nascita, molto prima di quanto normalmente si fa con i neonati a rischio e il trattamento è proseguito fino all’età di 18 mesi. I medici ne avevano perso le tracce e per dieci mesi la piccola non ha ricevuto alcun trattamento. I test sul sangue eseguiti successivamente non avevano riscontrato tracce del virus dell’Aids e nel marzo 2013, con gran clamore, la bambina era stata dichiarata “guarita” dai medici che ne avevano salutato il caso come una “nuova speranza” che il trattamento superprecoce dei nati sieropositivi potesse aprire la strada alla guarigione. Una speranza così grande da sottoporre altri bambini a questa terapia precoce. 

Un test di routine condotto qualche giorno fa ha rivelato però che il virus è tornato, assieme a quantità elevate di linfociti e di anticorpi legati all’Hiv. “La bambina è stata messa di nuovo sotto terapia è sta bene“, ha detto il direttore degli Istituti americani per la ricerca sulle malattie infettive (Niaid), Anthony Fauci, uno dei massimi esperti di Aids negli Usa, che sta seguendo il caso.

Il team di ricercatori della Johns Hopkins, dell’Università del Mississippi e dell’University of Massachusetts aveva descritto questo caso come il primo al mondo di ‘cura funzionale’. La relazione sul caso era stata fatta in occasione della 20.ma Conferenza sui Retrovirus e le infezioni opportunistiche (Croi) di Atlanta. La virologa del Johns Hopkins Children Center Deborah Persaud aveva diretto la squadra di scienziati mentre la specialista in Hiv pediatrico Hannah Gay dell’Università del Mississippi Medical Center aveva somministrato la cura alla piccola. Allo stato quindi l’unico caso di guarigione è quello di Timothy Brown, il paziente di Berlino. 

L’allarme dell’Oms: esplode l’Aida tra gli omosessuali. Anche se sono passati 33 anni dalla scoperta del virus Hiv e oggi si sa ormai tutto dei metodi di trasmissione per alcune categorie a rischio, in particolare per gli omosessuali, si sta tornando indietro, con un vero e proprio boom di nuovi casi. L’allarme è dell’Oms, che nell’aggiornamento delle sue linee guida pubblicato  consiglia proprio a questo gruppo di assumere preventivamente gli antiretrovirali per diminuire il rischio di infezione. “Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione. Se gli omosessuali seguissero questa profilassi si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni”.

Studi recenti hanno dimostrato che la pillola, unita ai mezzi di prevenzione tradizionali come il preservativo, è in grado di diminuire i contagi fino al 25%. Le cifre dell’epidemia tra i gay, sottolinea il rapporto, sono impressionanti, con i sieropositivi che variano dal 3% in Medio Oriente al 25,4% nei Caraibi. “In Italia il numero di nuovi casi fortunatamente è più basso rispetto ad altri paesi – spiega Vella – ma per vedere esempi dell’esplosione delle nuove infezioni non dobbiamo andare lontano. Nel Marais a Parigi, ad esempio, l’incidenza dell’Hiv è del 7%, superiore a quella del Botswana. Per questo la raccomandazione vale per tutto il mondo, Italia compresa”.

In Italia, 4mila nuove infezioni ogni anno. Le cifre italiane, anche se basse, confermano il trend. Da noi ci sono circa 4mila nuove infezioni l’anno, ma se da una parte la cifra testimonia uno ‘zoccolo duro’ costante da circa dieci anni che non si riesce ad abbattere dall’altra la ‘composizione’ è profondamente cambiata. I casi attribuibili a trasmissione eterosessuale secondo i dati presentati alla Conferenza italiana sull’Aids ICAR sono aumentati dall’1,7% nel 1985 al 42,7% nel 2012 e i casi attribuibili a trasmissione omosessuale nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 37,9%, mentre nella fascia dei giovani omosessuali tra 16 e 25 anni i contagi aumentano del 20-25% l’anno. “I più anziani sono ‘educati’ sull’Aids, hanno visto gli amici morire e quindi sanno bene che rischi si corrono – spiega Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay – il problema è che da quando la terapia antiretrovirale ha permesso di convivere con la malattia questa è letteralmente sparita dai radar. I giovanissimi non sono oggetto di campagne che invece negli altri paesi ci sono, e al giorno d’oggi hanno rapporti già a 14-15 anni, infettandosi e trasmettendo il virus”. Il problema, afferma Grillini, è più ampio. “Quello che manca nel Paese è una massiccia campagna di educazione sessuale unita a una diffusione capillare del preservativo. Bisognerebbe parlare di queste cose a scuola, in televisione, ovunque, ma in Italia non si può fare perchè c’è una vera e propria sessuofobia nelle istituzioni. Questo è un vero crimine di Stato”.