Dopo la condanna di Vasco Errani per falso ideologico, si attende il giudizio per il fratello. Il pubblico ministero Antonella Scandellari ha chiesto a 2 anni e 6 mesi di carcere per Giovanni, fratello del presidente dimissionario dell’Emilia Romagna. Il processo è quello che riguarda l’altro filone del caso di Terremerse, la coop agricola di Bagnacavallo di cui era presidente Giovanni. Al centro dell’inchiesta c’è una presunta truffa nell’ottenimento del finanziamento di un milione di euro dalla Regione nel 2006, per costruire una cantina a Imola. La Regione stessa è parte civile in questo processo. L’avvocato Daniele Vicoli ha chiesto per gli imputati il pagamento di 1 milione 200 mila euro di provvisionale. La sentenza è attesa per il prossimo settembre.

Oltre a Giovanni Errani il processo principale dell’inchiesta Terremerse vede tra gli imputati il progettista Gian Paolo Lucchi e Alessandro Zanotti. Per loro la accusa ha chiesto rispettivamente due anni e un anno e otto mesi. Tutti e tre sono accusati di truffa ai danni della Regione e altri reati di falso. Inizialmente il procedimento per Terremerse era unico, ma nel novembre 2012 Vasco Errani e i funzionari regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazziotti scelsero il rito abbreviato: in primo grado furono tutti e tre assolti, mentre in appello sono stati condannati lo scorso 8 luglio. Al governatore e ai due funzionari i magistrati hanno sempre contestato di aver dichiarato il falso, cioè di aver certificato la correttezza dell’operato della amministrazione da lui guidata al fine di sviare le indagini della magistratura sulla presunta truffa e proteggere il fratello Giovanni. Il tutto dopo un articolo pubblicato dal quotidiano Il Giornale. Secondo la procura della Repubblica di Bologna i lavori della cantina della coop Terremerse non furono ultimati entro il termine previsto per ottenere i finanziamenti, cioè il 31 maggio 2006. Tuttavia la cooperativa, secondo i pm, presentò delle carte false per affermare avere chiuso in tempo i cantieri. Un ispettore della Regione certificò queste date ma in realtà i lavori sarebbero andati avanti sino al 2007. L’ispettore Aurelio Selva Casadei, è stato già condannato in primo grado con rito abbreviato per truffa e falso alla pena di un anno e due mesi lo scorso settembre.

Sul processo pende anche il rischio della prescrizione. La stessa accusa ha ammesso in aula durante la sua requisitoria che il processo potrebbe risolversi in nulla proprio per questo motivo: “Sono consapevole che un’eventuale sentenza di condanna sia un’affermazione di principio perché la prescrizione è alle porte”. Tuttavia, ha proseguito la pm, “anche le affermazioni di principio sono necessarie e, quindi, questo non toglie valenza ed importanza al processo”.