Troppi stranieri. Scritto a tutta pagina, caratteri bianchi su fondo nero. Poi il sottotitolo, in giallo, E troppo scarsi. Quasi a tutta pagina, in realtà. A fianco del titolo c’è spazio per una foto di Balotelli con il fucile. I due articoli non c’entrano. Il primo, sui troppi stranieri, prelude a un’inchiesta della Gazzetta sui mali del calcio italiano, decisa dopo la prematura eliminazione della nazionale dai Mondiali di Brasile 2014. Il solito articolo che si ripropone ciclicamente dopo ogni fallimento azzurro, da contrapporre alle pagine elegiache che si pubblicano dopo ogni vittoria: nulla di che, nulla di nuovo. La foto di Balo è sull’ennesima idiozia dell’attaccante del Milan. Anche questa non è una novità, diversi calciatori, tra cui Baggio e Ravanelli, sono stati ritratti con delle armi in mano.
 
Eppure in questa prima pagina c’è qualcosa che non va. Innanzitutto titolo e foto sembrano accostati in maniera casuale, ma da lungo tempo semiologi e linguisti hanno oramai spiegato che la composizione grafica di una pagina di un giornale è ideologica nella forma quanto nei contenuti. Al lettore che passa all’edicola o al bar restano impresse nell’inconscio le due immagini – il titolo e la foto – che si sovrappongono fino a fondersi: il collegamento tra l’uomo nero col fucile e Troppi stranieri è immediato.
 
Oltretutto il giornale in questione non il solito fogliaccio razzista, altrimenti al lettore (alcuni di loro) scatta inconsciamente l’accostamento negativo e rimuove il discorso. No, il giornale in questione è la Gazzetta dello Sport, il quotidiano più venduto, letto e diffuso e d’Italia, e siccome tale non può permettersi di fare un titolo esplicitamente xenofobo come Troppi stranieri. Con o senza Balotelli, che diventa un’involontaria conferma del titolo. A ribadire il concetto e a rinforzarlo.
 
Anche perché poi leggendo la bella inchiesta c’è scritto (anche) altro, che l’osannato modello tedesco non ha alcuna limitazione sugli stranieri, che l’Italia ha già le norme più restrittive tra i grandi campionati, così come ha quelle peggiori in materia di integrazione interna dato che, tra le pochissime eccezioni della fortezza europea, applica lo ius sanguinis e non lo ius soli. Per questo, in un momento storico in cui in Italia e in Europa avanzano estreme destre e populismi intolleranti, tale titolo è efferato. A milioni di lettori la Gazzetta dice: il problema – anche nel calcio – sono i migranti.
 
Negli ultimi anni la Gazzetta si è distinta per linee editoriali che hanno magnificato con panegirici, interviste in ginocchio e ritratti elegiaci, personaggi e associazioni – che fossero dirigenti di club o di federazione, procuratori o intrallazzatori e truffatori vari – che si sono facilmente dimostrati i veri responsabili del collasso del sistema calcio in Italia. Il loro archivio ne trabocca. Salvo poi, quando cadevano in disgrazia come Moggi – nome sempre utile alla bisogna – metterlo alla gogna ed esporlo al pubblico ludibrio per farne il capo espiatorio che assolvesse gli altri di cui sopra, e anche e soprattutto se stessi.
 
Oggi, tra un articolo e l’altro di calciomercato che acclama l’arrivo dello straniero di turno per la tal squadra, improvvisamente il capro espiatorio del marcio profondo del calcio italiano sono invece i Troppi stranieri, come urlato nel titolo in prima pagina. Accodandosi alla peggior vulgata xenofoba, in un’epoca in cui il migrante è vittima sacrificale di ogni contraddizione della società in cui viviamo, la più facile in quanto all’apparenza diversa e di sicuro la più indifesa. Ecco che a questa ondata razzista si accoda anche La Gazzetta dello Sport, con il titolo più esplicitamente xenofobo dal dopoguerra a oggi.