Roberto_Reggi-WikipediaTutti contro Roberto Reggi. Da giorni la litania è sempre la stessa. Da una parte sindacati e docenti dall’altra il governo. Io non ci sto: l’idea presentata dall’ex sindaco di Piacenza, sul quotidiano La Repubblica, è interessante. Anzi, è una delle poche volte che da viale Trastevere arriva una proposta seria, che guarda con realismo ai problemi della scuola e che azzarda qualche innovazione affinché le nostre aule non restino chiuse al suono dell’ultima campanella e i docenti finalmente siano formati.

Reggi ha fatto solo un grave errore di comunicazione: una rivoluzione di questo genere, in un contesto conservatore come quello della scuola italiana, non si può lanciare dalle pagine di un quotidiano e nemmeno darla per fatta nel giro di qualche settimana con una legge delega. Pena: l’assalto della classe docente e del sindacato che sa di poter far leva su una massa di insegnanti che nemmeno conosce il contratto nazionale.

L’idea dell’ex sindaco di Piacenza, va ripresa punto per punto, con interesse.

Primo passaggio: l’aumento a 36 ore alla settimana per tutti i docenti. A seguito dell’articolo di Repubblica, Reggi a “Radio anch’io” ha specificato che “nessuno ha mai parlato di 36 ore di insegnamento. Oltre alle ore in classe i docenti preparano lezioni e fanno altre attività che potrebbero essere fatte a casa o a scuola. Ciò che è importante è che la formazione deve essere obbligatoria per tutti. Dedicare settimanalmente un tempo per la formazione”.

Perché no? Chi entra in classe dovrebbe dedicare un tempo alla lettura, a convegni, seminari. Vedere colleghi che non visitano una mostra o non leggono un solo libro in un anno, non è accettabile. Se questo “tempo” fa parte di queste 36 ore io son disposto a farne anche 40.

Secondo passaggio: si chiede alle scuole di restare aperte dalle 7 alle 22, fino alle fine di luglio. Reggi a “Radio anch’io” ha specificato: “Una scuola che interagisca con il quartiere, non soltanto durante le ore di lezione. Si possono fare attività ricreative, sportive…”.

E’ proprio quello che serve in questo Paese. Spesso nei piccoli paesi (l’Italia è fatta dai tanti campanili non solo dalle metropoli) i bambini, ma anche gli adulti, non hanno luoghi d’aggregazione. Non c’è una biblioteca aperta la sera, non c’è un teatro, una libreria, un museo. La scuola può diventare un’antenna sociale di un quartiere periferico di Milano o Roma o di un paese della Bassa padana. Il sottosegretario ci deve solo chiarire chi terrà aperte le scuole e chi si occuperà delle attività ricreative, sportive etc. Il progetto è ambizioso ma senza la concretezza necessaria rischiamo di scriverlo nel libro dei sogni dei sottosegretari e ministri… sempre che resti ancora qualche pagina libera.

Terzo passaggio: basta con i supplenti a spot. Le supplenze saranno coperte dai docenti già in cattedra senza riconoscimenti economici. Reggi ha centrato un problema: oggi mandiamo in classe uomini e donne per due-tre giorni o una settimana. Gente che arriva senza conoscere i bambini e che improvvisa, fa da tampone come se fosse la stessa cosa che sostituire un operaio alla catena di montaggio. Certo è che chiedere un impegno a chi insegna senza garantire un riconoscimento non è certo un buon modo per promuovere un “esercito”.

Ciò che mi preoccupa è la reazione del sindacato. Di fronte alla proposta Reggi, le organizzazioni sindacali, anziché cogliere un’opportunità, si sono schierate contro certe di avere dalla loro parte prof e maestri del conservatorismo. Cgil, Cisl, Uil avrebbero dovuto dire: “Caro Reggi, il tuo patto ci piace ma con quali soldi investiamo per una scuola così?”.

Reggi può anche chiedere agli insegnanti di occuparsi delle serate delle nostre scuole, di organizzare corsi di lettura dalle 20 alle 22, di fare alfabetizzazione per le madri arabe dei nostri alunni, di andare al seminario sull’Olocausto o sull’autismo, di supplire il collega assente, di venire alle 7 del mattino ad accogliere i bambini dei genitori che devono prendere il treno alle 6,30 per andare a lavorare ma non può farlo senza tener conto che oggi siamo quelli con lo stipendio più basso d’Europa.

Apriamo pure le scuole a luglio ma dobbiamo capire per fare cosa, dal momento che nemmeno durante le ore di lezione, abbiamo Lim, tablet, palloni, palestre adeguate, spazi accoglienti, giardini dove giocare. Caro Reggi, facciamo come si fa a scuola quando un bambino ha scritto un bellissimo tema ma ha usato una pessima calligrafia: provi a rifare il compito. Magari coinvolgendo chi la scuola la fa. Son certo che le verrà meglio.