È un anniversario amaro quello dei promotori del referendum di Bologna del 26 maggio 2013, sui fondi pubblici alle materne private. Un voto che vide la vittoria del “no ai finanziamenti comunali”, con numeri schiaccianti, ossia quasi il 59% delle preferenze. A distanza di oltre un anno da quella consultazione, ora la giunta, guidata dal sindaco Pd, Virginio Merola, ha rinnovato la convenzione con alcune strutture paritarie per la gestione delle sezioni primavera (quelle rivolte ai bambini che vanno dai 2 ai 3 anni). E non solo. La cifra del contributo forfettario è cresciuta, passando da 1000 a 1200 euro per iscritto. Un accordo valido per 11 scuole (l’anno scorso erano 10), di cui 7 di ispirazione cattolica, per un totale di 178 posti, ossia 20 in più dell’anno scorso. A 13 mesi dal referendum consultivo, quindi, il Comune di Bologna tira dritto. E avanza sulla strada del sistema scolastico integrato pubblico-privato. Quello adottato dal 1994 e, fino al 2013, mai messo in discussione. Un sistema che tradotto in cifre significa 1 milione di euro, prelevati ogni anno dalle casse pubbliche comunali e destinati alle scuole d’infanzia private convenzionate, in maggioranza cattoliche.

Del resto, che l’amministrazione non avesse intenzione di seguire l’indicazione arrivata dalle urne, con l’esito favorevole a chi chiedeva l’abolizione dei contributi pubblici (58,8 % a favore dell’opzione A, pari a 50.517 preferenze), era emerso chiaramente già a poche settimane dal voto. A fine luglio, infatti, nel corso di una seduta parecchio agitata e partecipata, il consiglio comunale aveva blindato i finanziamenti alle private, grazie al soccorso del centrodestra. Una sorta di larga intesa alla bolognese. La stessa che, in campagna referendaria, aveva portato a unire in un solo fronte compatto Pd, Curia, Lega Nord e Pdl, per salvare i contributi.

Allora, il comitato Articolo 33, parlò di “volontà popolare tradita” e si scagliò contro il sindaco e il Pd. Oggi, alcuni esponenti di quel gruppo (il comitato si è formalmente sciolto) tornano a puntare il dito contro la giunta, rea di aver aumentato i contributo per le sezioni primavera. “Questa è un’altra delusione, che aumenta la distanza tra il mondo politico-amministrativo e i cittadini” è il commento di Isabella Cirelli, ex presidente del comitato Articolo 33 e a maggio candidata con la Lista Tsipras. “Non stupisce che Bologna sia sorda alla volontà popolare, perché segue quello che succede a livello nazionale. Ma, anche se mi fa arrabbiare, non direi che il referendum è stato inutile, perché fu un grande momento di partecipazione che aggregò anche persone che nella politica non credevano più”.

Il provvedimento per i finanziamenti ai nidi privati ha avuto l’ok della giunta martedì 1 luglio, con l’approvazione della delibera numero 147. Nel documento si fissa il contributo forfettario annuale a 1200 euro, per ogni posto “che risulterà assegnato a un bambino residente a Bologna”. Mentre la cifra per il coordinamento pedagogico sarà pari a 2500 euro per sezione. In tutto, le scuole che usufruiranno dei soldi saranno 11, per una spesa complessiva di circa 240 mila euro.