Lo avevano preannunciato a inizio maggio, all’indomani della firma da parte del ministro Giannini del decreto per le graduatorie d’istituto. I principali sindacati della scuola (Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) hanno presentato un ricorso congiunto contro le nuove tabelle di valutazione, che stabiliscono un punteggio importante agli abilitati Tfa nei confronti dei Pas. Così anche il prossimo anno scolastico potrebbe cominciare col piede sbagliato, tra ricorsi e controricorsi che rischiano di creare il caos nell’assegnazione delle cattedre. Le graduatorie d’istituto sono le liste in cui si iscrivono i docenti e che attribuiscono le supplenze temporanee, linfa vitale per le centinaia di migliaia di precari della scuola. Vengono aggiornate ogni tre anni, e l’ultimo decreto ministeriale era molto atteso perché avrebbe dovuto risolvere la questione della differenza fra l’abilitazione conseguita tramite il Tirocinio Formativo Attivo (concorsi con prove di accesso e tetto di posti prestabiliti) e i Percorsi Abilitanti Speciali (riservati a chi aveva già maturato tre anni di servizio, senza test né numero chiuso).

Il Ministero ha deciso per un bonus di 36 punti in favore dei primi, e questo ha immediatamente scatenato la reazione dei secondi, spalleggiati dai sindacati. Ora la protesta arriva in tribunale. L’azione legale depositata negli ultimi giorni contesta al decreto 353/14 alcuni vizi formali: in particolare, lo strumento scelto per aggiornare le tabelle di valutazione dei titoli. Secondo i legali delle associazioni di categoria, il Ministero, in ottemperanza alla legge 124/99, avrebbe dovuto procedere non con un semplice decreto ma con un regolamento, passando per i pareri delle commissioni e degli organi collegiali. Ma – per esplicita ammissione di Massimo Di Menna, segretario della Uil Scuola – la questione di fondo è un’altra: “Questo è l’ancoraggio tecnico, l’azione si motiva per il diverso trattamento che è stato riservato agli abilitati Pas. Tre anni di servizio nella scuola non possono essere considerati un requisito inferiore a delle prove di accesso: parliamo di gente che ha insegnato, ha fatto scrutini, ha valutato. Per noi la sostanza di quel decreto è inaccettabile”.

Per questo i sindacati hanno deciso di adire le vie legali. L’obiettivo è ottenere la sospensiva delle tabelle, che dovrebbe essere discussa dal Tar a metà luglio. Così fosse, a fine agosto le supplenze verrebbero assegnate utilizzando le tabelle precedenti. Ma quest’ipotesi presta il fianco ad ulteriori contenziosi: se il giudizio di merito (per cui sono previsti tempi più lunghi) dovesse poi dar torto al ricorso, tanti docenti penalizzati dall’impugnativa potrebbero a loro volta andare in tribunale a reclamare la cattedra negata. Generando una spirale di azioni legali che potrebbe creare gravi problemi al prossimo anno scolastico. E infatti gli abilitati Tfa hanno già fatto capire che non resteranno a guardare: con un comunicato ufficiale, il Coordinamento nazionale Tfa ordinario ha attaccato i sindacati, accusandoli di pensare solo “alle tessere Pas, introiti certi per gli scudieri sindacali, che non rappresentano tutte le varie categorie di docenti”; e ha annunciato anche l’intenzione di “contrastare nelle opportune sedi giudiziarie il ricorso”.

Di Menna, però, non si scompone. “Sappiamo a cosa si va incontro, ma non abbiamo alcuna responsabilità, abbiamo solo fatto il nostro lavoro. E comunque erano già stati presentati diversi ricorsi individuali, il problema si sarebbe posto lo stesso. La colpa non è nostra, ma del Ministero che ha agito in maniera superficiale, rifiutando il dialogo e ogni proposta di compromesso”. “Il sistema delle abilitazioni e del reclutamento è tutto da cambiare”, conclude il segretario Uil. “Fino a che ciò non avverrà, la scuola non riuscirà ad uscire da questo manicomio di ricorsi”.

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