Induzione al fallimento. Dopo la vicenda delle false sui contratti dei derivati e la condanna del tribunale di Salerno, Unicredit dovrà difendersi davanti ai magistrati di Nocera Inferiore da una nuova accusa: le famiglie Mignano e Morelli, ex proprietarie della Eurobox di Nocera Inferiore, hanno citato la banca perché la ritengono responsabile del fallimento della loro azienda a causa di una indebita segnalazione alla Centrale rischi.

Il primo appuntamento in tribunale è per giovedì 26 giugno dopo il rinvio chiesto dagli avvocati di Unicredit lo scorso 8 maggio “tenuto conto che – come si legge nel verbale dell’udienza dell’8 maggio 2014 – sono in corso trattative con la curatela attrice” della Eurobox.  E la partita si annuncia molto delicata dal momento che l’azienda di imballaggi, che con la sentenza dello scorso 19 febbraio ha ottenuto la restituzione di 2 milioni di euro di liquidità, punta a ottenere un risarcimento da circa 17 milioni.

Alla base della richiesta, come registrato nell’atto di citazione datato 18 dicembre 2013, c’è l’ipotesi che Unicredit, dopo aver “sottratto” nell’arco temporale 2000/2007 “disponibilità finanziarie alla Eurobox” ha anche “impropriamente revocato i conti e segnalato la posizione alla Centrale dei rischi, con la conseguenza di determinare lo stato di crisi” facendo scattare la richiesta di rientro da parte di tutti gli istituti creditori di Eurobox. Una segnalazione che, prosegue l’atto di citazione, mette in seria difficoltà l’azienda con “sofferenze denunciate dal sistema bancario alla Centrale dei rischi (Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Novara)” che “fino al 2009 era risultato inferiore alle risorse finanziarie sottratte da Unicredit in ragione delle operazioni su derivati, dell’accredito di interessi anatocistici e di interessi superiori al tasso soglia”.

Insomma, secondo l’ormai ex amministratore unico Michele Mignano nonostante i derivati Eurobox avrebbe comunque avuto ancora una chance, ma Unicredit l’avrebbe bruciata con la segnalazione alla centrale rischi arrivata in un momento chiave per la vita dell’impresa produttrice di imballaggi metallici. Nel 2003, quando ormai già da tre anni i derivati erano nel bilancio dell’azienda, Eurobox aveva infatti appena avviato investimenti per diversi milioni destinati a migliorare la produzione, ma l’anno successivo è costretta a bloccarli perché “in seguito agli addebiti di Unicredit la società si trova in stato di illiquidità”.

Il blocco degli investimenti, spiega l’atto di citazione sostenuto dalla perizia di parte del consulente Roberto Marcelli, “ha comportato che il ministero delle Attività produttive ha richiesto la restituzione di circa 600 milioni per mancato rispetto degli investimenti previsti nel programma agevolato Map a valere sui fondi della legge 317/1990”. Da quel momento per Eurobox inizia un lento declino che la porterà fino al fallimento decretato con sentenza lo scorso 13 marzo.