Non sono un esperto di pallone, o meglio, lo sono, ma nella misura in cui si esercitano e snocciolano di continuo mirabilie tattiche, assi salvifici nella manica, schemi di gioco inauditi e vincenti benché mai provati in allenamento da decine di milioni di italiani, che diventano almeno un centinaio di milioni durante i Mondiali, commissario tecnico in più, commissario tecnico in meno, se contiamo pure la fitta diaspora di nostri allenatori virtuali emigrati all’estero. Siamo la Nazione che ha inventato e reinventato “Il processo del lunedì”. Quanti di noi rimpiangono il grande Maurizio Mosca nell’atto di divinare, col suo pendolino oracolare, il risultato esatto e il tabellino dei marcatori delle partite di cartello? Qualcosa, tutto questo, vorrà pur dire.

E’ da bravo ct della strada e dei social mai passato per Coverciano, è da amante viscerale del Pescara di Zeman, che vi dico, pronto a essere smentito dagli eventi: Prandelli ha fatto la scelta giusta. Ciro Immobile titolare, in attacco, insieme a Balotelli. Immobile potrebbe diventare per la Nazionale italiana quello che in passato sono stati Gigi Riva, Boninsegna, Paolo Rossi, Totò Schillaci e Bobo Vieri. Uno che la butta quasi sempre dentro, senza troppi fronzoli se necessario, anche se la classe non gli fa certo difetto. Ciro, ragazzone simpatico e alla mano che non s’è mai montato la testa (fa testo il suo matrimonio con una normalissima ragazza della provincia di Pescara, e la sua scarsa produzione di selfie), è capace di incarnare l’intero fronte d’attacco, ma senza gli accessi anarcoidi di Balo.

Fisico imponente, coraggioso e freddo sottoporta, abile nel dribbling sullo stretto, è forte nel gioco aereo e segna indifferentemente di destro e di sinistro. Da pochi metri o da fuori area. Di rapina o d’imperio. In quell’anno pescarese dei record, Ciro Immobile da Torre Annunziata, alla sua prima stagione da titolare, realizzò ben 28 reti. Capocannoniere della B, come quest’anno lo è stato della serie A, nel Torino di Ventura e di Cerci. Come da ragazzo fu nel torneo di Viareggio. Come l’anno prossimo sarà, c’è da scommetterci ma non troppo, nella Bundesliga, al centro dell’attacco del Borussia.

Servito da Pirlo, o da quel Verratti che ne conosce ogni latente movimento, avendolo rifornito di decine di assist al bacio nel suddetto Pescara zemaniano, potrebbe essere proprio Ciro Immobile l’uomo della svolta. L’attaccante che risolverà e dipanerà il match-gomitolo di oggi con l’Uruguay. Immobile meglio di Suarez. E se si sblocca lui, tutto potrà succedere da qui al 13 luglio al Maracanà. Parola tifosa mia, allenatore nel pallone, senza patentino, tra i tanti.