In attesa di chiudere su Alitalia, di cui attraverso Atlantia ha il 7,44%, la famiglia Benetton passa all’incasso in Francia. Proprio mentre il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, avverte che per la compagnia di bandiera ci sono solo due opzioni, “il piano di rilancio di Etihad oppure il baratro”, la dinastia di Ponzano Veneto mette infatti la firma sotto un’altra intesa rilevante. Quella con il governo francese per la vicenda Ecomouv, il consorzio controllato per il 70% da Atlantia che avrebbe dovuto, per contro di Parigi, riscuotere l’eco-tassa sui tir cancellata prima ancora di entrare in vigore.

La società ha annunciato infatti di avere sottoscritto un protocollo “che risolve il complesso contenzioso iniziato il 29 ottobre 2013 con la sospensione dell’avvio dell’eco-tassa”. E lo risolve con una vittoria su tutta la linea per gli italiani e i loro soci locali ThalesSncfSFR e Steria, ai quali fa capo il restante 30 per cento del consorzio. Dopo che, a fine maggio, una commissione di inchiesta del Senato francese aveva dichiarato regolare il contratto siglato nel 2011 dal precedente governo in seguito a una gara europea, ora l‘esecutivo guidato da Manuel Valls ha riconosciuto “la conformità al contratto del dispositivo sviluppato da Ecomouv”, “si riconosce debitore” e “rende Ecomouv indenne dai costi operativi e finanziari derivanti dalla sospensione dell’eco-tassa disposta dallo Stato”. 

I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti, ma al gruppo che controlla Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma e di cui i Benetton sono principali azionisti, verranno perlomeno rimborsati i capitali investiti finora. Quanto alla quantificazione, una prima stima arriva dal vicepresidente di  Ecomouv che ha spiegato alla stampa francese come la società abbia già “finanziato e installato infrastrutture per un costo stimato fra 800 milioni e 1 miliardo di euro“.

Nel novembre scorso il ministro dell’Economia, Pierre Moscovici, aveva fatto sapere che il governo intendeva chiedere al consorzio una “indennità di ritardo” di 20 milioni per non aver messo in opera nei tempi previsti il sistema di pedaggiamento satellitare. Che avrebbe dovuto fruttare all’Eliseo circa 1,15 miliardi l’anno, il 20% dei quali sarebbe stato girato a Ecomouv in cambio degli investimenti nella struttura necessaria per i prelievi sui mezzi pesanti. Ammontare che Moscovici giudicava eccessivo. Ma le commissioni parlamentari investite del compito di verificare eventuali irregolarità non gli hanno dato ragione. Nel frattempo il governo ha deciso di sostituire la tassa con un ‘pedaggio di transito‘ per i camion che scatterà dal primo gennaio del 2015. La misura, annunciata sabato, prevede un incasso di 500 milioni di euro l’anno, circa due volte meno dell’ecotassa.