Per vedersi, M5S e Pd, si vedranno, ma il rischio è che diventi solo una chiacchierata a tavolino. A mettere i paletti del prossimo incontro (che sarà il 25 giugno alla Camera con una delegazione Pd) è il ministro Maria Elena Boschi: il governo non ha intenzione di cambiare partner in corsa nella danza per le riforme e ogni eventuale cambiamento dovrà essere approvato da Forza Italia e dalle altre forze politiche di maggioranza. Insomma, vogliono ascoltarli e qualche proposta si potrebbe azzardare ( ad esempio per le liste bloccate dell’Italicum), ma su Senato e modifica della legge elettorale l’accordo con Silvio Berlusconi non si tocca. “Non sono stati dati punti precisi da parte dei 5 stelle”, dice Boschi in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, “e quindi penso sia giusto aspettare l’incontro di mercoledì. Siamo interessati a vedere le loro proposte e quindi vedremo. Valuteremo, ma non credo che sia pensabile dopo mesi di lavoro ricominciare da capo perché non sarebbe serio sia nei confronti dei parlamentari che nei confronti dei cittadini che hanno scelto un modello e lo hanno confermato con il voto di maggio”. Il patto con Forza Italia resiste, anzi sembra uscire rafforzato dalle ultime consultazioni. Il rischio è che il Movimento 5 stelle sia arrivato tardi in quella che è una lunga trattativa che Renzi i suoi non hanno intenzione di far saltare: “Esiste un accordo“, continua Boschi, “fra le forze di maggioranza e Fi ed eventuali modifiche saranno prese in considerazione solo se ci sarà condivisione con chi ha già contribuito a questo percorso. Non si cambia partner all’ultimo momento in percorso”. Intanto la ministra annuncia le prossime scadenze: il 30 giugno in Consiglio dei ministri discuterà la riforma della giustizia e il provvedimento sul terzo settore.

Per il momento il governo Renzi sembra voler continuare sulla sua strada. L’apertura a Grillo non provoca terremoti, almeno per il momento, e lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riserva all’esecutivo ogni valutazione in merito: “Vedremo”, commenta, “vedrà e valuterà questa possibilità chi ne ha la responsabilità, cioè il governo, il presidente del Consiglio e i gruppi di maggioranza”.L’incontro tra 5 stelle e Pd nasce zoppo, in ritardo e con troppe condizioni da considerare. “Diamo a Renzi”, commenta Manlio Di Stefano, deputato M5S, “l’opportunità di uscire da quel ricatto di Berlusconi che lui stesso disse esserci quando affermò che non c’era alternativa. Noi gli diamo un’alternativa: chiarisca se preferisce continuare con lui o aprirsi ad un percorso nuovo”. Parole a cui si associa Alessandro Di Battista: “Forza Italia, lo ricordo e non temo alcuna querela, è un partito nato con il beneplacito della mafia in particolare dell’organizzazione più pericolosa, ‘Cosa Nostra’ che, grazie all’intermediazione di Dell’Utri (per questo condannato e detenuto in carcere) ha concluso svariati patti di non belligeranza con Berlusconi”. Più fiducioso invece il capogruppo grillino al Senato Maurizio Buccarella: “Non ci lasciamo scoraggiare, il nostro approccio rimarrà improntato sulla voglia di confronto“. 

La porta in casa Pd resta aperta al dialogo, ma a molte condizioni: “Bisogna capire”, continua Boschi, “nella sostanza se da parte del Movimento 5 Stelle è condiviso il percorso delle riforme, se vuole partecipare al cambiamento del Paese o se rimangono su posizioni di conservazione come sulle riforme. Il presidente del Consiglio ha risposto alla lettera del M5S perché era stata indirizzata direttamente a lui, ma nel testo c’era un po’ di confusione, non si capiva se il M5S era interessato a confronto con il governo o con il Partito democratico“. La risposta è arrivata dopo qualche ora direttamente sul blog di Beppe Grillo: “La delegazione composta da Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e i capigruppo Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella intendono incontrare il Partito democratico in quanto forza parlamentare”.

In particolare Boschi blinda la legge elettorale sulla quale i 5 stelle avevano chiesto una mediazione. “Le proposte di modifica alla legge elettorale saranno prese in considerazione solo se c’è condivisione con le altre forze che hanno approvato le legge alla Camera”. In particolare, Boschi ha parlato della questione delle liste bloccate: “Diversi punti possono essere messi in discussione e eventualmente anche questo. Ma c’è un impegno che il Pd ha preso con maggioranza e Fi, dobbiamo rispettare quell’impegno”. Rispetto invece al testo iniziale del governo sul nuovo Senato, Boschi annuncia che “ci sarà una riduzione della componente dei sindaci e aumenterà la componente dei consiglieri regionali”. Il ministro delle Riforme non anticipa quale sarà il numero dei componenti del nuovo Senato, ma dice: “Sarà ridotto il numero complessivo dei membri del Senato” e anche il numero dei senatori nominati dal presidente della Repubblica.

Ma l’accordo nella maggioranza sembra ormai pronto. “Questa notte”, dice il senatore Roberto Calderoli, “con la presidente Finocchiaro e altri volenterosi riformisti abbiamo percorso l’ultimo miglio. Ci manca solo l’ultimo millimetro e poi si parte per cambiare finalmente questo paese”. Intanto però qualche ora prima profetizzava che sarebbe stata Forza Italia a sfilarsi all’ultimo minuto dal patto. “Le riforme costituzionali”, aveva detto in un’intervista a La Stampa, “partiranno, ma non arriveranno al traguardo con la maggioranza dei due terzi che consente di evitare il referendum. Alla fine, nelle ultime due letture, quando sarà necessaria la maggioranza qualificata, qualcuno si sfilerà”, “la Lega certo di no. La prima cosa che mi viene in mente è Forza Italia”. E’ la convinzione del senatore del Carroccio: “Nella primavera del 2015 – spiega – può succedere di tutto. Ci potranno essere disgregazioni varie. Già assistiamo a quella di Sel. Non escludo che qualcosa del genere possa accadere in Forza Italia. Sarà il periodo in cui si comincerà a ragionare seriamente di legge elettorale e per i partiti scatterà la logica del ‘primum vivere’, delle convenienze. Non credo che Berlusconi voglia veramente regalare le riforme a Renzi”.

Nel pomeriggio sono ricominciate le consultazioni dell’esecutivo. Ncd dice sì all’elezione indiretta del Senato, e giudica “equilibrato e coerente” il testo delle riforme che emergerà dagli emendamenti dei relatori. Il ministro Boschi ha incontrato (di nuovo), Gaetano Quagliariello del Nuovo centrodestra per parlare della formazione del nuovo Senato. Anche in questo caso si è concordato sul fatto che i senatori saranno “100, più una piccola quota nominati dal Presidente della Repubblica, credo cinque”, secondo gli emendamenti dei relatori.  “Dei 13 emendamenti che abbiamo presentato”, dice Quagliariello, “più della meta cadono perché assorbiti dalle modifiche dei relatori. Però vogliamo avere ancora degli approfondimenti”.  Tra i “pochi” emendamenti Ncd che rimarranno in piedi – conclude il capogruppo Ncd al Senato, Maurizio Sacconi – c’è quello del ‘Fallimento politico degli amministratori locali’. “Il che vuol dire – ha spiegato – che se l’ente viene commissariato per ragioni di squilibrio finanziario, gli amministratori saranno ineleggibili in qualsiasi amministrazione pubblica”.

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