Sono mortificato. Purtroppo su questa linea il ritardo è connaturale“. Usa proprio quest’aggettivo l’incolpevole, giovane controlloreMi devo spostare da Pesaro a Roma.

Scelgo il treno.

C’è un Frecciabianca che parte nel primissimo pomeriggio e che arriva a Bologna.

E’ venerdì 13. Non sono scaramantico. Neanche ci faccio caso. Il tempo è perfetto. Solo un caldo boia. Arrivato in stazione, scopro che il treno partito da Lecce ha 10 minuti di ritardo. No: quindici. No: venti. No: venticinque. Mezz’ora. Trentacinque minuti.

Preoccupato di perdere la coincidenza per Roma a Bologna Centrale, mi guardo intorno alla ricerca di un posto dove appoggiarmi per cercare una soluzione alternativa. Nulla. Non una sala di attesa. Aria condizionata? Non scherziamo.

Una famiglia di tedeschi si stringe intorno alle valigie con aria smarrita.

Guarda il monitor e cerca di decifrare quel che c’è scritto su uno schermo sfuocato e lercio. Mi avvicino per cercare di aiutarli. Loro si stringono ancora di più intorno alle valigie, abbastanza impauriti. Chissà cosa gli hanno detto. O cosa gli è successo.

Sul treno chiedo al controllore se pensano di recuperare un po’ di ritardo o se devo spostare la coincidenza per Roma.

Forse… ma non posso garantirtelo. Purtroppo su questa linea – che è unica – basta una sciocchezza. Un passaggio a livello rotto, un guasto qualsiasi e tutto si ferma. E’ connaturale“. E passa ad affrontare le lamentele di ogni passeggero.

Arrivo con mezz’ora di ritardo. Mi catapulto giù insieme ad un altro manipolo di fiduciosi e corro alla ricerca del Frecciarossa per Roma. Ovviamente sul binario nessuno che ti indirizzi e cerchi di ammortizzare il disagio. Per fortuna, sull’applicazione Pronto Treno ho visto che dovrebbe partire dalla parte nuova. E’ sotto la stazione Centrale. Ci sono almeno tre piani da scendere. Ma, come Fantozzi che vuole prendere l’autobus lanciandosi sulla tangenziale sotto il balcone di casa, carico l’armata al grido di: “Lo prendiamo al volo!”.

Il gruppone stacca qualche gregario, ma il grosso arriva al binario un minuto prima della coincidenza. Operazione inutile. Il Frecciarossa proveniente da Milano ha 15 minuti di ritardo. Salgo stremato. Cerco un bagno. Uno chiuso (“Manutenzione” recita un cartello scritto a penna). Passo a quello dopo: “Guasto” (anche qui cartello scritto a penna). Incrocio un controllore e gli chiedo stizzito: “C’è un bagno che funziona su questo treno?”.

Lui mi indica quello con scritto guasto.

“Non funziona”.

“E chi lo dice?”.

“C’è un cartello con scritto guasto”.

“E chi ce l’ha messo?”.

“La fata dei dentini. Lasci stare”.

Ne trovo uno che sembra un wc chimico dopo il concerto del Primo Maggio a piazza San Giovanni. Faccio per lavarmi le mani. Non c’è acqua.

Torno sconfitto al mio posto, dove rimedio una salvietta umidificata.

Mi addormento. Mi sveglio perché un altoparlante sta gracchiando che il treno ha 20 minuti di ritardo. Poco prima di arrivare a Roma vado al bar. E’ chiuso. Chiude prima dell’arrivo “previsto” in stazione. Il ritardo non conta.

Entro a Roma Termini con quaranta minuti di ritardo. La mia vicina sta parlando con qualcuno per dirgli che dorme a Roma perché non ci sono più treni che la portano a Lecce in serata.

Scendo. Mi si avvicina un ragazzo che mi ficca in mano una pubblicità di un locale di lap dance con scritto: Welcome in Italy.

Arrivo a casa.

Accendo subito il computer e cerco il sito ufficiale della Tav. Giusto per capire come viene presentata.

Trovo questa pagina.

tav-sito

 

 

 

 

 

 

 

 Già: “E’ giustificale economicamente?” mi domando, visto il servizio vergognoso che viene offerto quotidianamente sui treni italiani.

Clicco: “Per saperne di più. Approfondimento“.

Mi si apre questa pagina.

tav-sito-vuoto

Vuota.

Ora si spiega tutto.