Felipe VI ha letto il suo primo discorso da re. Emozionato, deciso, rispettoso, ha parlato di una monarchia rinnovata per un tempo nuovo, di responsabilità, di crisi economica da affrontare e di coesione territoriale. “Comincia il regno di un re costituzionale”, ha detto in Parlamento, accanto alla regina Letizia e alle due figlie, la principessa Leonor e l’infanta Sofia.  Ma si sa. La cerimonia solenne, con tanto di sorrisi e “Viva il re!” gridato dentro e fuori las Cortes, fa parte della scena. Bastava girare lo sguardo, subito dopo il discorso del re, per notare le prime tensioni: ÍñigoUrkullu, a capo del partito nazionalista basco, e il presidente della Catalogna Artur Mas, sono rimasti in silenzio, con le braccia conserte, l’uno accanto all’altro. Felipe VI sale a trono di Spagna in un periodo difficile, di forti scontri e tensioni. E ha poche armi a disposizione: la sua preparazione, fin dalla nascita, e la sua parola. Come quella ferma e disposta al dialogo messa in campo in questo primo discorso pubblico. Il futuro del nuovo re è pieno di sfide: la coesione dello Stato, la riforma delle istituzioni – probabilmente a partire dalla Costituzione – la rigenerazione democratica, la crescente diseguaglianza, conseguenza della crisi economica che ha colpito il Paese, il crollo della fiducia nel sistema e nella Corona. 

CORONA VS CATALOGNA. Lo ha già pianificato da tempo: il suo primo atto, quest’estate, sarà andare in giro per il Paese. Niente di meglio per conoscere da vicino i problemi dei cittadini. Tappa obbligata e necessaria sarà la Catalogna, terra di repubblicani e separatisti. Un mix esplosivo per il nuovo monarca. A Barcellona la data è già stabilita: il 9 novembre sarà la giornata del referendum per l’indipendenza. Non c’è dialogo né volontà di riconciliazione che tenga. La prima sfida di Felipe VI sarà allora quella di trovare un’intesa. Il referendum convocato da Artur Mas urta con la Costituzione che il re, in quanto capo dello Stato, ha il compito di difendere a ogni costo. Insomma il compito di Felipe sarebbe quello, quanto meno, di facilitare il dialogo tra il premier spagnolo Mariano Rajoy e il presidente della Generalitat catalana. Tanto più che dietro la Catalogna ci sono pure i Paesi Baschi che bussano alla porta. 

RIFORMARE LA COSTITUZIONE? Forse sarebbe opportuno rivedere le regole del gioco. L’opposizione reclama già da tempo una revisione della Costituzione, ma il governo ha escluso ogni proposta, anche perché centrato a superare la grave crisi economica che si respira a Madrid. Il nuovo re, pur rappresentando la Carta più importante del Paese, potrebbe svolgere il ruolo di mediatore, aprire tavole rotonde, disegnare un terreno per un cambiamento. D’altronde fece lo stesso suo padre, don Juan Carlos, durante la transizione dalla dittatura alla democrazia. 

PRESTIGIO REALE AI MINIMI STORICI. Un fatto senza precedenti per la monarchia, in un contesto di alta sfiducia verso le istituzioni. La deposizione dell’infanta Cristina – assente alla proclamazione del fratello – è stata considerata l’ulteriore dimostrazione della corruzione dilagante, non solo nel Paese, ma anche dentro la famiglia reale. L’infanta è indagata, insieme al marito Urdangarin, per aver distratto denaro poi utilizzato tra l’altro per i lavori di ristrutturazione della villa di famiglia a Barcellona, per oltre 400mila euro. Un caso che ha contribuito a minare la già scarsa popolarità della Corona. Il primo forte choc arrivò più due anni fa con l’immagine di Juan Carlos accanto a un elefante ucciso durante la famosa caccia in Botswana. Poi la rivelazione dell’amicizia – troppa amicizia – con la principessa tedesca Corinna Sayn Wittgestein. 

Adesso tocca a Felipe VI cucire con ago e filo il rapporto disastrato con gli spagnoli, soprattutto coi più giovani, i più colpiti dalla crisi politica ed economica. E il lavoro per ripristinare il prestigio della monarchia sarà di certo enorme. Da lui gli spagnoli si aspettano austerità, rigore, trasparenza, onestà e giustizia. Resta vedere se ne sarà all’altezza.

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