Con Massimo Cacciari nacque un “consorzio bis” e anche l’ex sindaco – che non è indagato – chiese favori su favori ai “burattinai” del Mose, Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita, che nei mesi scorsi l’hanno raccontato agli inquirenti. Oltre a Enrico Letta, l’altro nome eccellente del centrosinistra, emerso nei verbali d’interrogatorio è quello di Massimo Cacciari. E c’è un personaggio che unisce i due – Letta e Cacciari – nel racconto di Mazzacurati e Baita: parliamo di Roberto Pravatà, ex vice direttore generale del consorzio, l’uomo che raccolse il memoriale su Letta. È lo stesso Pravatà che, secondo Baita, gestisce la nascita di un “consorzio bis” su input di Cacciari.

Il consorzio bis
“Thetis – dice Baita ai pm – è una società che ha sempre fatto bilancio con trasferimenti dal Consorzio. Ma non ha creato niente, purtroppo, li ha spesi tutti, in Cina…”. All’inizio Cacciari – dice Baita – chiede di inserire in Thetis un suo uomo di fiducia: “La società nasce perché era l’unico tavolo dove per esempio, con Cacciari, Mazzacurati aveva un dialogo, perché Paruzzo era l’uomo che Cacciari aveva chiesto di mettere a Thetis, ed era l’unico…”. Su Paruzzo, tra Cacciari e Mazzacurati, si creano anche forti tensioni: “C’è stato un momento di scontro molto violento con Cacciari quando c’è stata la questione delle alternative. La persona che teneva i contatti era Paruzzo”. “Questo quando l’ha voluto Cacciari?”, chiede il pm. “Quando è nata Thetis”, risponde Baita.

L’imprenditore racconta l’evoluzione della società: “Thetis nasce per azione del gruppo Eni, un’intesa tra l’Eni e il Comune di Venezia. Poi l’Eni, stanca di spendere soldi, ha detto che se ne andava”. E anche in quest’occasione , racconta Baita, Cacciari interviene su Mazzacurati; “Ha chiamato Mazzacurati e gli ha detto di comprare le azioni dell’Eni in Thetis. E così il Consorzio entra in Thetis, sostituendosi all’Eni, nel 2003. Operazione che ha seguito Pravatà. Da quel momento Thetis è stato il consorzio bis, sottratto ai consorziati”. È quindi Pravatà l’uomo che gestisce l’operazione indicata da Cacciari. E non si tratta dell’unica operazione che l’ex sindaco ha proposto a Mazzacurati e Baita.

Rapporti politici
Mazzacurati, descrivendo le sue relazioni con il mondo della politica, spiega ai pm: “Ho avuto rapporto con Cacciari”. L’ex sindaco di Venezia chiese a Mazzacurati di aiutare un imprenditore: “Mentre era sindaco mi ha chiesto di aiutare un’impresa che si chiamava Marinese, che veniva da quella che è una grossa impresa che si chiamava Guaraldo”. La Guaraldo, che è della famiglia Marinese, è effettivamente una grande impresa che spazia dall’edilizia ai parcheggi pubblici. È stata molto attiva anche nel periodo in cui Cacciari era sindaco. E in un’occasione Lorenzo Marinese minacciò di far causa proprio al comune di Venezia mentre un progetto, che non dipendeva più dal municipio veneziano, iniziava ad arrancare: “Gli daremo tutto il supporto possibile e immaginabile. Purtroppo il progetto Cel-Ana non dipende più da atti del Comune, ma è legato a vicende che non possiamo controllare. Mi riferisco ad esempio ai ricorsi in sede giudiziaria.

La società sportiva
“Lì non possiamo proprio fare niente. Ma cercheremo comunque di dargli una mano”. Una mano per l’imprenditore d’origine siciliana, nella versione di Mazzacurati, Cacciari la chiese anche al dominus dell’affare Mose. E per ben altro: “Poi Cacciari mi ha chiesto una sponsorizzazione di 300 mila euro per la squadra di calcio, però, insomma, una roba così”. Marinese è infatti il patron della squadra di calcio del Venezia.

La versione di Cacciari
Contattato da ilfattoquotidiano.it, l’ex sindaco di Venezia spiega di avere chiesto “molto spesso interventi e non favori” al Consorzio, come ad altre aziende e anche a grandi società (Eni) per aiutare “imprese in difficoltà ed evitare licenziamenti”. Per sanare, quindi, situazioni di crisi: “Un sindaco chiede quotidianamente decine e decine di interventi, e lo chiede a chi ne ha disponibilità. Non l’ho fatto 2, 3,4 volte, ma decine di volte al giorno e per cose che ritenevo utili per la città”. Cacciari, però, ricorda che le sue richieste di intervento “sortivano pochissimo effetto o niente”. Perché? “Sapevano di non potere ottenere nulla dal sottoscritto perché non funzionava la logica del do ut des. O ritenevano utile in sé quello che richiedevo o altrimenti non lo facevano”. Colpisce che le dichiarazioni riferite da Mazzacurati sul Venezia Calcio e la Guaraldo riguardino entrambe l’imprenditore Lorenzo Marinese. “Quando venni rieletto sindaco – spiega Cacciari – Marinese aveva acquisito la maggioranza della squadra. Il fallimento avrebbe travolto anche la sua società”. Parla anche del rapporto di “grande franchezza” con Mazzacurati, che ha incontrato “decine di volte. Sapeva la mia posizione sul Mose e sapeva – precisa – che sono, come ero, incorruttibile. Gli dicevo: ‘Se può fare qualcosa lo faccia, se non può fare niente, niente'”. Non è preoccupato dalle indagini sul Mose? “Ma che, scherza?”.

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 11 giugno 2014

Aggiornato da Redazione Web alle 12.05