Maurizio Lupi mette in dubbio che Ercole Incalza sia indagato: “Questo lo dice lei – risponde il ministro al fattoquotidiano.it – Lo  verificheremo”. Ma il dirigente della struttura di missione del ministero delle Infrastrutture è sotto inchiesta a Firenze da tempo, come dimostrano queste carte che ripubblichiamo oggi.

Per l’esattezza Incalza è indagato, come risulta dalla richiesta di custodia cautelare e dal decreto di sequestro del 2012 contro il presidente di Italferr ed ex presidente (Pd) dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti per “associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e abuso di ufficio”.

In particolare, secondo i pm di Firenze – Mele (Giuseppe, ndr) e Incalza (Ercole, ndr) quali associati che portavano un rilevante contributo agli obiettivi della associazione, in quanto dirigenti della Unità di missione del ministero delle Infrastrutture a cui faceva riferimento l’appalto Tav di Firenze, si attivavano per attestare falsamente che la autorizzazione paesaggistica non era scaduta e che i lavori erano iniziati entro i cinque anni e che successivamente attestavano che le varianti al progetto non erano essenziali anche con riferimento al monumento storico della Fortezza da Basso”.

Incalza non è indagato nella vicenda Mose come noi abbiamo sempre scritto. Anche se il suo nome è fatto spesso al telefono dal presidente del Consorzio CVN, Giovanni Mazzacurati, che lo considera un riferimento sicuro al ministero chiave per le grandi opere quando sono in ballo questioni importanti come le nomine al Magistrato delle Acque di Venezia o lo sblocco dei fondi al Cipe

Il problema è che Lupi ha nominato Incalza nonostante sia indagato per la vicenda Tav e nonostante la storia della casa, scelta dalla figlia e intestata al genero di Incalza, che ha sborsato 390mila euro per una casa che però ‘a sua insaputa’ valeva invece un milione e 140mila euro (come da preliminare stipulato dal venditore sempre con Zampolini). L’affare reso possibile grazie a 820mila euro di assegni tirati fuori dal solito architetto Zampolini e dalla cricca di Anemone è stata comprata con questa procedura che somiglia a quella di Scajola grazie al ruolo di Ercole Incalza. Ciononostante Lupi lo ha nominato per un anno con decreto del 17 febbraio scorso firmato dal dirigente Marcello Arredi, dopo una selezione che premiava l’esperienza, che a Incalza certo non manca, sia nell’alta velocità che nelle grandi opere che nelle indagini, dalle quali è sempre uscito indenne. Talvolta grazie alla prescrizione.

Lupi deve negare perché altrimenti sarebbe difficile spiegare la conferma di Incalza. Eppure ci sono troppe cose ‘a loro insaputa’ in questa storia: l’indagine di Firenze per Lupi e gli 820mila euro della casa di Piazzale Flaminio per tutti. Ma il ministro risponde: “Verifichemo”. Con calma ministro. Con calma. 

di Marco Lillo e Manolo Lanaro