Non bastavano le proteste sempre più forti della popolazione locale, la rivolta degli animalisti e le denunce di Amnesty International. I Mondiali di Brasile 2014 non piacciono neppure ad Anonymous. Che progetta uno spettacolare attacco informatico contro i principali partner commerciali del torneo. I motivi del dissenso sono sempre gli stessi: l’enorme giro d’affari intorno ad una manifestazione che dovrebbe essere solo sportiva, e ad un Paese in cui una fetta importante della popolazione versa in difficili condizioni economiche. Per questo il più famoso gruppo hacker al mondo ha deciso di lanciare un segnale e colpire i Mondiali proprio nel cuore del loro business: un contatto anonimo, che si identifica come membro di Anonymous, ha rivelato all’agenzia Reuters l’esistenza di un piano per violare i siti degli sponsor più importanti del torneo.

Tra gli obiettivi principali ci sarebbero l’Adidas, la Coca Cola, Emirates Airline e la Budweiser. “Nelle scorse notti abbiamo già condotto dei primi test per verificare quali sono gli indirizzi internet più vulnerabili”, ha spiegato la fonte. Dopo i pericoli di disordini dentro e fuori lo stadio, dunque, si annuncia un nuovo grattacapo per le forze di sicurezza brasiliane e della Fifa che dovrebbero garantire lo stato di sicurezza per tutta la durata del torneo. Per il momento nessuna delle aziende citate dal gruppo hacker ha voluto rilasciare dichiarazioni sui rischi di un possibile attacco. Ma la minaccia appare concreta. Ad avvalorarla c’è soprattutto un’inquietante precedente.

La scorsa settimana, Anonymous è riuscito ad entrare all’interno del sistema informatico del Ministero degli Esteri brasiliano: il gruppo ha messo le mani su oltre 300 documenti governativi riservati. Nulla di troppo compromettente. Ma fra le carte, subito rese di dominio pubblico, spiccano anche i resoconti di un incontro fra le istituzioni brasiliani e il vicepresidente statunitense Joe Biden, braccio destro di Barack Obama. Nonché una lista di vari ministri esteri che dovrebbero visitare il Brasile durante i Mondiali. Tutto questo grazie ad un semplice attacco in “phishing”: uno dei metodi di hackering più banali ed utilizzati, che consiste nell’indurre la vittima a fornire i propri dati sensibili cliccando su link di pagine false. Ed è così che Anonymous è riuscito a violare gli account di 55 caselle di posta del ministero, e ad accedere ad alcuni documenti che vi erano contenuti. Il governo ha poi fatto sapere che “il problema è stato subito risolto” e che “non è stato trafugato nulla di importante”. Ma i dirigenti dei colossi che hanno deciso di sponsorizzare i Mondiali faranno bene ad essere più accorti dei diplomatici brasiliani. Coca Cola, Adidas e Budweiser sono avvisati.

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