L’ultima seduta del Comitato Direttivo della Bce ci lascia con una sola, granitica, certezza: se Houdini avesse un erede, si chiamerebbe Mario Draghi.

Come definire, altrimenti, un uomo che riesce a ipnotizzare i mercati e accumulare osanna dai governi di mezzo mondo senza fare assolutamente nulla?

Proprio non saprei.

Ma andiamo per gradi e vediamo di capire un po’ meglio quello che è accaduto.

La Bce ha annunciato 3 manovre:

  1. La riduzione generalizzata dei tassi e, in particolare, dei tassi sui depositi overnight (ovvero quelli a brevissima scadenza effettuati dalle banche sui conti della Banca Centrale);

  2. L’avvio di una nuova tipologia di finanziamento a lungo termine alle banche (Tltro), subordinata all’obbligo per gli istituti beneficiari di veicolare i fondi ai privati, ma non nella forma tecnica del mutuo immobiliare;

  3. La sospensione delle operazioni di “fine tuning(interventi con i quali in precedenza la Bce drenava dal mercato la liquidità in eccesso prodotta con le operazioni in titoli.

Accanto alle misure già adottate, la Bce ha inoltre promesso “l’intensificazione dei lavori preparatori per acquisti definitivi di Abs” ovvero l’accelerazione del percorso che dovrebbe portare alla creazione di un mercato secondario dei prestiti cartolarizzati cui partecipi anche la Banca Centrale.

La prima e la seconda misura, è bene esser chiari, sono pannicelli caldi il cui beneficio in termini di liquidità aggiuntiva non è (e non può essere) quantitativamente rilevante: questo a meno che non si speri che il sistema bancario europeo corra a inondarci di prestiti solo per non perdere 10 bps di rendimento (e d’altronde i precedenti interventi sui tassi non hanno sortito alcun effetto in questo senso); così come è piuttosto vano immaginare che le banche incrementino le esposizioni verso i privati solo per profittare del nuovo, inutile, Tltro: grazie a Dio non siamo nel 2008 né nel 2011 e le istituzioni finanziarie non hanno difficoltà significative a finanziarsi sul mercato interbancario in autonomia e a prezzi accettabili.  

Quanto alla terza misura, trattasi dell’unico intervento concretamente e immediatamente creativo di base monetaria: e tuttavia la sua effettiva dimensione dipenderà dall’ampiezza degli interventi della Banca Centrale sul mercato (se gli spread dovessero mantenersi bassi, così non obbligando la Bce a comprare altri titoli, non vedremmo nuova liquidità).

Ma allora come si spiega tutto il can-can sui giornali?

“It’s the politics stupid!”

Eh già!

Perché quella di giovedì più che una manovra di politica monetaria, è stata una manovra di politica e basta: una risposta al risultato elettorale delle europee e, in particolare, una pacca sulla spalla del malconcio Francois Hollande, volta a disincentivare la nascita di un asse diplomatico tra la Francia e gli sfigatissimi cugini italo/spagnoli.

Dietrologia dite?

Possibile, ma allora dovete spiegarmi il perché dell’esclusione del settore immobiliare dal nuovo Ltro. La mia teoria è che un intervento di sostegno che avesse incluso il mattone non avrebbe sortito effetti significativi per le economie “core” che negli ultimi tempi hanno cominciato a zoppicare (come la Francia, appunto), aiutando, al contrario, i (fetentissimi) “periferici” (notoriamente più danneggiati dal calo dei prezzi e dall’esplosione delle sofferenze).

Come noto Francoforte adora correre in soccorso del più forte: quale miglior occasione del meeting nel quale la Bundesbank fa marcia indietro per finta?

Già: la mitica BuBa…

Gli osservatori più attenti avranno notato la nonchalance con la quale Jens Weidmann ha votato a favore di misure che due anni fa avrebbe combattuto con la determinazione di Pietro Micca.

Come spieghiamo la miracolosa conversione?

La chiamerei difesa intelligente: siccome non intendo arretrare di un millimetro sugli Eurobond, sull’acquisto in asta dei titoli di stato e, più in generale, su qualsiasi strumento di politica monetaria rivolto ad alleviare in via privilegiata le pene dei Paesi periferici, ma al contempo temo che il mio peso politico venga annientato da una straripante maggioranza di cittadini europei stanchi di essere vampirizzati, che faccio? Ma è naturale!

Mi mostro disponibile e accetto finte manovre di finta espansione monetaria, pronto a rifiutare con ancora maggior determinazione quelle vere.

Bene! Bravo! Bis!

E la politica, ovviamente, ci casca con tutte le scarpe: il ministro delle Finanze francese Sapin (evidentemente ancora rintronato dagli schiaffoni rimediati da Marine Le Pen)  parla di misure “senza precedenti” e il povero Padoan fantastica di “una finestra di opportunità per l’Italia”

Proprio qui sta il gioco di Mario Draghi: convincere tutti di una svolta epocale, ributtare la palla delle “riforme strutturali” tra le mani degli Stati Membri e, contemporaneamente, proteggere il culto del solito, perdente, modello di austerity recessiva.

Complimenti vivissimi, la riunione del Comitato Direttivo del 5 giugno passerà alla storia come uno dei trucchi meglio riusciti dall’invenzione della prestidigitazione.