Lo scandalo del Mose a Venezia costa caro anche allo sport italiano. Ieri la Federazione Internazionale di Sci ha assegnato i mondiali di categoria del 2019. E ha scelto Are, un piccolo comune svedese di 10mila abitanti, e non la nostra Cortina d’Ampezzo. Che pure presentava la propria candidatura per la quarta volta e con una squadra organizzativa d’eccezione. Ma evidentemente qualcosa nella tiratissima votazione finale (conclusa 9 a 8) ha fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte della cittadina svedese. E non è difficile ipotizzare cosa. “Ieri mattina i 17 membri del board che hanno compiuto la scelta quando si sono svegliati hanno visto in rassegna stampa la notizia dell’arresto del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni – ha spiegato il presidente del Coni, Giovanni Malagò – più il sindaco di Cortina che sta al confino”, cioè il divieto di dimora per un’inchiesta per abuso d’ufficio e turbativa d’asta. “Ha inciso sulla decisione? Non lo sapremo mai. Di certo non ha aiutato”.

No, non lo ha fatto. Perché quella di Cortina stavolta era una candidatura forte: pienamente appoggiata dal governo (in particolare dal sottosegretario e braccio destro di Renzi, Graziano Delrio), e col sostegno di due volti notissimi a livello internazionale, Luca Cordero di Montezemolo in qualità di presidente onorario di Cortina 2019, e Alberto Tomba (appena proclamato dal Coni atleta italiano del secolo) come testimonial. In più, un progetto che la Federazione Italiana Sport Invernali assicura “curato nei minimi dettagli, nel rispetto dei canoni dell’economicità e della sostenibilità ambientale”, e che avrebbe dovuto portare in Veneto circa 100 milioni di euro in opere urbanistiche.

Di questo progetto Venezia doveva essere il fiore all’occhiello. Cortina si presentava infatti in sinergia col capoluogo veneto, che avrebbe dovuto polarizzare e incrementare la parte turistica della manifestazione, grazie alle sue strutture e attrazioni. “Una proposta che doveva valere qualcosina in più della coppia svedese formata da Are e Stoccolma”, ha sottolineato Malagò. E invece, probabilmente, è stata proprio la Venezia travolta dagli scandali delle tangenti ad affondare la candidatura italiana.

Nel giorno in cui dal nostro Paese continuavano ad arrivare le notizie dei fermi, i virgolettati dei verbali, le immagini dei politici al centro delle inchieste, la Fis, riunitasi a Barcellona, ha scelto la Svezia. “L’ondata di azioni giudiziarie ci ha dipinto agli occhi dei delegati come un Paese inaffidabile nel quale non è possibile organizzare grandi eventi”, ha il Comitato organizzativo di Cortina. I membri della commissione hanno preferito andare sul sicuro: Are aveva già ospitato la rassegna iridata nel 2007, destando un’ottima impressione. E così la Svezia è riuscita a conquistare il bis, sorpassando al fotofinish Cortina in una votazione in cui l’Italia partiva coi favori del pronostico e ha finito per perdere di un solo voto.

“La sconfitta non è indolore”, ha commentato il presidente della Fisi, Flavio Roda. “Il verdetto che assegna i Mondiali ad Are non premia il nostro impegno, ma piuttosto una candidatura maggiormente orientata al business”. Ma purtroppo non è solo questione di soldi, anche di garanzie sul piano dell’organizzazione e della trasparenza. Di certo, sottolinea Roda, si tratta di “una sconfitta per tutto lo sport italiano”. Che però, stavolta, ha poco da rimproverarsi.

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