L’appello ai liberi e forti” di Don Sturzo risale al 19 gennaio 1919: in rete trovate il testo integrale. Qui vi propongo una versione semplicemente aggiornata ai tempi attuali per rilevarne la eccezionale validità politica ancora oggi, ad un secolo esatto di distanza. L’Europa, l’Islam, il Mediterraneo, la globalizzazione, la difesa della vita: su questi temi gli uomini liberi e forti del Sud Italia sono chiamati ad avere consapevolezza del loro ruolo, nell’essere meridionali, e ad assumersi una responsabilità nuova, per un Mezzogiorno che sappia finalmente sprigionare le proprie energie spirituali e cristiane.

Il mondo è cambiato tantissimo, siamo in piena globalizzazione mondiale. Sappiamo però che per affrontare convenientemente questo nuovo millennio, dobbiamo ragionare seguendo il bruttissimo acronimo “glocal”: guardare e pensare globale, per agire al meglio localmente. Riusciremo a creare partiti, e soprattutto ad avere leader politici credibili ed efficaci, in grado di dare finalmente un seguito concreto all’Appello di Don Sturzo?

Oggi, con veramente insignificanti modifiche, lo faccio mio e lancio un appello per un Partito che non c’è (o non c’è ancora). Il nostro impegno quotidiano affinché i leader attuali avvertano l’importanza e la eccezionale valenza politica oggi di un appello così ben strutturato e universale… di un secolo fa!

A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnIno nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà. 
E mentre i rappresentanti delle Nazioni della Ue si riuniscono per preparare le basi di una Europa giusta e durevole, i partiti politici di ogni paese, compresi quelli che Partiti ormai sono ma che continuano a chiamarsi Movimento, debbono contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, dell’ambiente, della tutela della salute e a sviluppare le energie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della “Comunità Europea”. 

I diritti dei popoli
E come non è giusto compromettere i vantaggi della Unione conquistata con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le più elevate idealità civili, così è imprescindibile dovere di sane democrazie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti economici nazionali con i supremi interessi internazionali e le perenni ragioni del pacifico progresso della società. 
Perciò sosteniamo il programma politico-morale patrimonio delle genti cristiane, e rigettiamo gli imperialismi del capitale che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse: perciò domandiamo che la Comunità Europea riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l’avvento del disarmo universale, abolisca il segreto bancario, attui la libertà ed il controllo dei mari come confine nazionale, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, l’uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffatrici dei forti. 
Al migliore avvenire della nostra Italia – sicura nei suoi confini e nella tutela dei mari che la circondano – che per virtù dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldata la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d’entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi. 

Uno Stato popolare
Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell’Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali.
Vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l’autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali, da immaginare come Macroarre Nord, Centro, Sud e Isole. 

Ideale di libertà
Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agl’individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche. 
Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività, che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. 

Energie e nuclei vitali
Energie, che debbono comporsi a nuclei vitali che potranno fermare o modificare le correnti disgregatrici, le agitazioni promosse in nome di una sistematica lotta di classe e della rivoluzione anarchica e attingere dall’anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore all’autorità come forza ed esponente insieme della sovranità popolare e della collaborazione sociale. 
Le necessarie e urgenti riforme nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella tutela e nella legislazione del lavoro e dell’ambiente come fonte primaria di sostentamento e lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l’incremento delle forze economiche del Paese, l’aumento della produzione da realizzare esclusivamente nella contemporanea tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini lavoratori, la salda ed equa sistemazione dei regimi fiscali, la riforma tributaria e il controllo della evasione fiscale, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l’analfabetismo oggi informatico, varranno a far superare la crisi finanziaria mondiale attuale e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della nostra partecipazione alla Comunità Europea. 
Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste e/o populiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell’organismo statale centralizzato, eccessivamente burocratizzato sino alla corruzione, resistono alle nuove correnti affrancatrici. 
A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell’amore alla propria Terra ed alla Patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degl’interessi locali, regionali, nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virtù morali del nostro popolo, a nome del Movimento Ambientalisti Liberi e Forti facciamo appello e domandiamo l’adesione al nostro Programma. 

Napoli, lì… giugno 2014

E’ ancora attuale e bellissimo? Poteva benissimo essere usato in maniera quasi integrale come programma per queste elezioni europee? Per me sì, e secondo me, Renzi ne ha ben chiare le basi. Fa parte della sua antichissima formazione democristiana. Il nostro problema? Aiutare i leader a non perdere gli ideali che li hanno formati nella melma della partitocrazia. Gli ideali servono a tutti e devono continuare a guidarci tutti, leader compresi. Forza, il terzo millennio ci attende!