L’Aula della Camera con 381 sì, 30 contrari, 14 astenuti licenzia finalmente la proposta di legge sul divorzio breve teso a ridurre i tempi dello scioglimento del matrimonio a soli 12 mesi in caso di contenzioso e a 6 mesi per il consensuale. Il testo ora passa al Senato dove si attende la conferma.

L’egemonia cattolica – una sorta di velo islamico molto scuro che ha lungamente castrato ogni libera spinta laica in questo Paese – finalmente si allenta. Tiriamo un sospiro di sollievo. Anzi un sospiro di libertà. Un condizionamento culturale e politico, il nostro, che sconta certamente l’avere nel proprio seno la Chiesa, e che già in passato ha contrastato l’introduzione del divorzio, sagomando a lungo il diritto di famiglia ma soprattutto i diritti in generale. Perché la famiglia ha un ruolo centrale nella realizzazione di molteplici diritti.

Sarà un caso che tale ultima conquista coincida con il pontificato di un Papa comunque straordinario, nella sua laicità francescana, come Papa Francesco? Sarà un caso che coincida con il renzismo, dotato di ruggente alito riformatore (anche se ne attendiamo i fatti concreti)?  

Finalmente avremo la possibilità di divorziare senza dover scontare la “pena” dei 3 anni, con la decorrenza del termine breve già dalla notifica del ricorso. E’ previsto pure lo scioglimento della comunione dei beni quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. Inoltre il cosiddetto ‘divorzio breve’ sarà applicabile anche ai procedimenti in corso.

Critiche sono giunte da Palmieri di Forza Italia: “La risposta che viene data è sbagliata. Il divorzio non va inteso come un diritto ma come una ‘extrema ratio’”. Senza comprendere però che la vera extrema ratio è costringere due coniugi che vogliono sciogliere al più presto il loro vincolo, per riprendersi la propria esistenza, a considerarsi ancora “marito e moglie”.

Un’altra prospettiva giunge da Prataviera della Lega: “Diciamo no ad un incremento, che queste norme possono determinare, dei matrimoni di comodo con gli stranieri per accelerare l’iter di ottenimento della cittadinanza”. Meglio soffocare le libertà di tutti per impedire un simile abuso, secondo la tesi surreale di quest’ultimo deputato. La libertà da noi è una parola che presenta mille volti, tutti mascherati. Una sorta di arlecchino. Tranne l’unico che deve realmente mostrare. Ognuno ha il proprio concetto di libertà.

Senonché nel diritto di famiglia non si scherza affatto. E’ in ballo, solo in Italia, l’esistenza di milioni di persone, uomini, donne, bambini, nonni, nonne. Persone che edificano il proprio sviluppo esistenziale, le proprie aspettative, i sogni, i desideri sul e nel rapporto di coppia, nel rapporto di filiazione. Vite che si consumano in un fiume struggente che può anche straripare, deviare, esondare, che può rendere fertile qualsiasi terreno incolto e rendere arido il terreno più fecondo. Vite che fluiscono e che non possono essere fermate per questioni ideologiche che rasentano il fondamentalismo.

Ecco dunque che in questo enorme e faticoso percorso finalmente stiamo aggiungendo un’altra tappa verso la realizzazione di un diritto di famiglia più moderno, più libero, più rispettoso dei diritti fondamentali. Perché rimanere prigionieri in un matrimonio non è certamente rispettoso della libertà.

Ora dovremo affrontare altre conquiste, tra le quali inserirei anche: a) la necessità di introdurre i “patti prematrimoniali” che potrebbero consentire di alienare la questione economica dalla disputa tra ex (spesso una sorta di ring senza esclusione di colpi), ossia quasi sempre l’unico vero oggetto del contendere; b) la realizzazione di un vero “affidamento condiviso” mettendo mano al c.d. decreto s-filiazione che ha fatto passi da gambero al riguardo; c) l’introduzione della mediazione obbligatoria nel diritto di famiglia (l’unica ansa del diritto dove ha un senso compiuto l’obbligatorietà); e) la realizzazione di una sezione speciale della famiglia dei tribunali (basta giudici improvvisati che fanno solo guai, tanto togati che non),  un albo speciale di consulenti (basta agli improvvisati, incompetenti e maligni) e avvocati solo specializzati; f) soppressione delle fantasiose prassi dei vari tribunali e la riduzione della giurisprudenza creativa in tale materia che minano la certezza del diritto e dei diritti; g) l’applicazione di pene severe per chi usa i figli/bambini contro l’altro genitore; h) la realizzazione di un istituto ad hoc simile al matrimonio per tutte le coppie diverse da quelle eterosessuali.

Vedremo se saremo in grado di fare anche questi passi. Vedremo se completeremo i diritti.