Trovata la quadra sui nuovi vertici delle Ferrovie dello Stato dopo il passaggio di Mauro Moretti a Finmeccanica. Il risultato è arrivato dopo settimane di stallo (l’ultima fumata nera è di martedì 27 maggio) e va oltre la sostituzione di Moretti. E’ infatti passata la linea che puntava alla sostituzione dell’intero consiglio che era stato nominato meno di un anno fa. Fuori dai giochi, quindi, Lamberto Cardia, il longevo predecessore di Giuseppe Vegas alla guida della Consob che, dopo aver superato indenne gli scandali Cirio e Parmalat per tacere delle consulenze del figlio Marco al gruppo Ligresti, era stato parcheggiato alla presidenza del gruppo pubblico dal governo Berlusconi (ministro del Tesoro Giulio Tremonti) e confermato per un secondo mandato da Enrico Letta.

Il suo posto sarà preso dall’economista Marcello Messori (Università di Roma Tor Vergata), mentre a Moretti succederà Michele Elia, già numero uno della società del gruppo che gestisce la rete ferroviaria italiana, Rfi. Tra le novità l’ingresso nel cda di due donne: Daniela Carosio, già direttore centrale comunicazioni esterne del gruppo e Simonetta Giordani, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali di Autostrade per l’Italia che Enrico Letta aveva scelto come sottosegretario al ministero dei Beni culturali. In quota renziana, però. Anche se la Giordani ha all’attivo sia la partecipazione al primo Big Bang di Renzi alla Leopolda nel 2011, sia al think tank di Letta, VeDrò

“L’assemblea dei soci delle Ferrovie dello Stato dovrà prendere atto delle dimissioni di Mauro Moretti e di altri membri del consiglio d’amministrazione. Dovrà procedere ad un rinnovo complessivo del cda, perché si è dimessa la maggior parte dei componenti”, aveva preannunciato il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi in mattinata sottolineando che il nuovo consiglio di amministrazione delle Ferrovie “dovrà lavorare nella direzione della continuità e delle nuove competenze che permettono di andare verso il futuro”. C’è la prospettiva “da verificare insieme con il nuovo cda di una privatizzazione intelligente, non nel senso di privatizzare le Ferrovie, ma come con Poste di collocarne in Borsa un pezzo”. Aggiungendo che ”abbiamo il dovere di garantire che i risultati positivi dell’amministrazione Morettipossano andare avanti e contemporaneamente di dare anche un impulso forte per il futuro delle Ferrovie dello Stato” e sperando in “una riflessione da una parte sull’alta velocità e d’altra sul trasporto regionale. Mentre la terza gamba dovrà essere il trasporto merci e la logistica”.  Nessun accenno, invece, all’indagine dell’Antitrust Ue che contesta all’Italia la concessione a Trenitalia e Fs logistica di oltre 2 miliardi di euro di aiuti di Stato.