il-vangelo-dei-bugiardi-d420Anche se è quasi un filone letterario, non c’è impresa più ambiziosa di voler riscrivere il Vangelo, ma Naomi Alderman ci riesce: con l’umiltà e la testardaggine della scrittura. Il Vangelo dei bugiardi (pubblicato da Nottetempo/Feltrinelli, nella bella traduzione di Silvia Bre) è un romanzo storico sulla vita di Gesù, originale e potente, grande opera di fantasia e insieme ricostruzione esatta di un contesto molto preciso (la fonte principale è La guerra giudaica di Giuseppe Flavio), dove la vera protagonista è la Gerusalemme del primo secolo, fiera e insofferente al dominio romano. 

La Alderman (ebrea, classe 1974, considerata dalla rivista Granta una delle migliori scrittrici inglesi della sua generazione) ha il dono di saper giocare di ambiguità, tanto che alla fine, in questo clima di rivoluzione, Bar-Avo (Barabba) risulta un personaggio carismatico quanto Yehoshua, e persino un po’ di più di Gesù, «che non è riuscito a vincere una gara di popolarità, che in un certo senso non si è fatto abbastanza amici, o amici abbastanza fedeli, da lottare per lui in quell’insensato campo di battaglia». 

Gesù –  e qui si vede l’intelligenza narrativa della Alderman, che non soccombe mai al progetto – è sempre raccontato lateralmente, attraverso gli occhi e le storie di altri, scelta che consente di lasciare intatto il mistero. Un mistero molto umano, in fondo, perché nessuno sembra capire davvero questo strano personaggio, e le sue folli idee. Nemmeno sua madre, lo capisce. Miryam non assomiglia in nulla all’icona cristiana: vediamo una donna arrabbiata e offesa dall’abbandono del figlio maggiore, che ha scelto un’altra famiglia (ovvero i suoi amici) rinnegando la sua. Una donna pratica e testarda, che cerca di convivere con il dolore e la solitudine che segue al divorzio dal marito. Di quel difficile primogenito, Miryam dice: «Era un traditore, un capopopolo, un ribelle, un bugiardo o un pretendente al trono. Abbiamo cercato di dimenticarci di lui, qui da noi».

E Iehuda di Queriot non consegna Gesù ai romani perché lo tradisce ma perché si sente tradito da lui. E’ diverso. Yehoshua, con le sue crescenti manie di grandezza, lo delude. «L’uomo che seguivo all’inizio non avrebbe mai voluto essere re», gli dice. «A nessuno andrebbe detto che è un dio mentre è ancora in vita», aggiunge, come se parlasse di Tiberio, che infatti è diventato pazzo, perché l’idolatria non fa bene a nessuno.  Quando vede una donna ungerlo come un imperatore, sprecando un profumo con cui avrebbero potuto aiutare tanti poveri, Iehuda perde qualcosa di più della fede, perde l’ammirazione per un uomo in cui credeva. Ed è questo il dramma, tutto umano, che porta alla crocifissione.

Viscerale, eppure misurato, questo romanzo bellissimo restituisce i suoni, gli odori, persino i sapori di un’epoca. Un’epoca rivoluzionaria, come tante altre. 

Naomi Alderman, Il Vangelo dei bugiardi, Nottetempo/Feltrinelli, pp. 284, euro 17