“Stiamo vincendo”. La benedizione alla piazza del Movimento 5 stelle arriva come ormai da tradizione dal premio Nodel Dario Fo. “Che bello sarebbe stato averlo come ministro della cultura”, dice Beppe Grillo accompagnandolo sul suo palco di Milano. Il resto sono applausi e ombrelli. Uno striscione contro la vivisezione, candidati alle Europee, giornalisti, militanti dei Meetup e qualche giacca e cravatta appena uscita dall’ufficio. Si mette a piovere alla seconda battuta di Grillo. Il comizio di piazza Duomo fatica a partire con le nubi nere di un pomeriggio che teme il confronto con la piazza di Matteo Renzi a Roma.

E’ un’altra storia, ma piazza Duomo nel cuore di parlamentari e attivisti 5 stelle è il bagno di folla del 2013, quello che consacrò l’immagine di elettori sottovalutati da stampa e politici e che poche ore dopo avrebbero dimostrato il boom delle Politiche. Questa volta non arrivano a 10mila gli ombrelli aperti sotto la Madonnina. Anche se gli applausi e gli striscioni cercano di coprire i vuoti. “E’ una piazza matura questa. Anche senza Beppe Grillo, siamo cambiati. Siamo cresciuti”. Vito Crimi fa il padrone di casa, su quel palco su cui è salito per le Regionali del 2010 e poi per le Politiche del 2013. Si parla di pochi mesi fa, ma sembrano ere lontanissime, di quando i grillini erano dei pazzi con un comico che gridava da un palco. “Ora combattiamo per vincere le elezioni. Stiamo esagerando con le promesse? Io allora vi dico, non sembrava impossibile poter rompere il bipolarismo del parlamento italiano? In un anno ci siamo riusciti”. Lo salutano gli attivisti, gli stringono le mani. Si avvicina una donna spagnola: “Voglio mandare la foto ai miei figli, fargli vedere che i parlamentari 5 stelle non hanno la scorta”. Non sa che poco distante Matteo Renzi ha deciso di tenere i suoi deputati e senatori nella folla del comizio (e non a fianco a lui), proprio come i grillini. “Noi voliamo alto”, continua Crimi, “il Pd promette 80 euro, noi il reddito di cittadinanza. Noi chiediamo il massimo e quando entriamo nelle istituzioni poi facciamo quello che abbiamo detto”. E così, dicono, faranno in Europa.

Intanto dal palco Grillo continua il comizio: “Mi avete costretto all’umiliazione di andare da Bruno Vespa. Maledetti”. Gli applausi più forti sul vaffanculo, sulla richiesta delle dimissioni a Napolitano e naturalmente per Dario Fo: “Lui è sempre stato con noi”, dice il leader, “fin dall’inizio e l’ha fatto senza ‘però’. Senza condizioni”. Fischia il pubblico non appena sente il nome del Presidente della Repubblica e di Marchionne. “Siamo milioni di populisti. Marchionne attento a te”, dice Fo.

Nascosti tra la folla ci sono anche i candidati alle Europee, facce semi sconosciute per i forestieri: per suggerimento dall’alto è stato chiesto che non andassero in tv. Ma hanno girato la circoscrizione e gli attivisti già li riconoscono. C’è Eloenora Evi. Poi Fabrizio Bertellino, Alice Tranchellini, Marco Valli. “Abbiamo imparato a conoscerli”, commenta il deputato Vincenzo Caso. “e stiamo lavorando con loro. Non temo gli arrivisti. Sono persone che vengono dal territorio”. Caso è rimasto in piedi fino a tardi la notte prima, ha montato il palco insieme agli attivisti del meet up: “Sono le cose più belle. Non è che perché sono diventato deputato che adesso non faccio più quello che ho sempre fatto. Oggi poi per me è una grande emozione. Un anno fa ero sul palco e piangevo come un bambino ascoltando Dario Fo. Quante cose sono successe. Ora c’è l’Europa, siamo ambiziosi sì, ma crediamo in quello che diciamo”.

Facce stanche e ambiziose, hanno girato l’Italia per un tour del massacro, come lo chiama Grillo, per tentare il tutto per tutto.“Ma lo sapete quante piazze abbiamo visto?”. Leone Geronelli di un meetup vicino Milano parla del suo furgone blu con la scritta “Vinciamo noi”. “Lo avete visto in qualche foto? E’ mio. Ho passato i weekend degli ultimi due mesi a portare in giro i candidati della Lombardia. Ho visto così tante piazze. Incontri meravigliosi, persone eccezionali”. Si fa chiamare Leo e fa l’operaio. “Ho sempre votato Pd. Come dice Alessandro Di Battista, poi mi sono disintossicato. C’è stato un momento in cui ho detto basta. Volete sapere quale? La legge Fornero. Quando hanno votato per quel provvedimento è stato davvero troppo”.