Cattivi, ma non violenti. Lo “stemma” è quello utilizzato nell’intervista-show di Porta a Porta. Beppe Grillo lo esibisce questa volta in piazza Duomo, a Milano, davanti a una piazza che al pari della piazza del Popolo di Matteo Renzi fa fatica a riempirsi. Ma a differenza del confronto con Vespa (“mi avete mandato voi, bastardi, pezzi di m..” scherza) questa volta i toni sono più alti, ci sono più parolacce e le frasi servono a galvanizzare i propri (esattamente come Renzi a Roma). “Abbiamo già vinto ma non abbiamo bisogno di vendetta” dice Grillo, accolto sul palco da Dario Fo che dice che “questo movimento comincia a far paura”. Il leader del M5s conferma: “Quella che noi esprimiamo è rabbia buona”. Quindi, “quando li manderemo a casa, li accompagneremo con una carezza e diremo loro: vieni, è finita”. “Fino a ieri eravamo l’antipolitica, adesso diventiamo i violenti, i nazisti”. Invece “saremo cattivi – ha aggiunto – senza violenza”.

Ma mentre Renzi dice che non c’è dubbio che la vittoria andrà al Pd, Grillo è convinto del contrario: “Faremo come Roosevelt, andremo al governo con il 58%. Il 31-32% non ci basta perché è una rivoluzione”. “Noi dobbiamo diventare lo Stato – insiste – I cittadini entrano nello Stato, senza intermediazione. Questo è il grande progetto del Movimento”. “Se noi diventiamo lo Stato cambia tutto. Inorridisco che il nostro presidente della Repubblica riceva un condannato in via definitiva al Quirinale”, ha aggiunto riferendosi all’incontro con Berlusconi, “e allora dov’è lo Stato?”. 

E torna la previsione: anche Renzi sparirà nel nulla. “L’ebetino sparirà – dice – e spariranno tutti perché non sono niente, sono solo persone mediocri. Letta in due giorni è sparito dalla memoria collettiva, l’unica foto è di lui che cammina col figlio per strada con un pugnale nella schiena infilato dal suo amico Renzi”. D’altra parte “quando ho parlato di lupara bianca intendevo che queste persone sarebbero scomparse, ma non fisicamente, dalla scena mediatica”. 

Fo se la prende con Sergio Marchionne. “Marchionne – dice dal palco – grazie a te e alla tua politica di ricattatore dei lavoratori io ho scoperto per la prima volta di essere populista”. La piazza ha fischiato i nomi di Napolitano e Marchionne, invocando “presidente” Fo, per il quale ”populista è un termine positivo, perché significa liberazione del popolo, al contrario di demagogo”. Fo ha parlato per 10 minuti sul palco di piazza Duomo al fianco di Beppe Grillo. E ha criticato la classe dirigente italiana, raccogliendo fragorosi applausi. “Giù la maschera, ipocriti”, ha detto il Nobel “ai politici delle larghe intese o che stanno nel sottoscala ad aspettare di riprendersi le loro poltrone”. “Ci state raccontando un sacco di menzogne – ha continuato Fo -, con tono suadente, con promesse che non saranno mai mantenute. In verità vi fate beccare con le mani nel sacco dei ladroni”. Grillo ha detto che sarebbe “bello avere o avere avuto Fo ministro della Cultura, non come i giovani finti”.