Il rischio di un trionfo dei movimenti populisti alle prossime elezioni europee non preoccupa i banchieri italiani. Non ritengono che questo scenario innescherebbe il rialzo dello spread Btp-Bund, malgrado il differenziale sui titoli decennali dia segnali di tensione da quando è arrivata la doccia gelata del Pil in calo congiunturale dello 0,1% nel primo trimestre.

L’appuntamento elettorale di domenica non preoccupa il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli. “L’andamento dello spread – spiega – è il risultato di molti fattori, non possono essere ridotti a uno solo. Ormai la speculazione è strutturale: non è più come un tempo, quando le operazioni speculative duravano mesi. Oggi è tutto siderale, in un mercato così aperto e competitivo, con regole così globalizzate, i grandi flussi finanziari si mettono in movimento in un secondo”.

L’Europa, aggiunge il presidente di Bnl Luigi Abete “è una scelta irreversibile. Non si può tornare indietro, perché non conviene, tecnicamente non è fattibile e avrebbe un costo sociale ed economico incommensurabile”. Mettere in forse l’appartenenza all’Europa, continua “è una cosa che non esiste, a prescindere dal successo o meno delle forze populiste, che prendono voti in certi momenti a causa di tensioni di tipo sociale ed economico. Ma, così come li hanno presi, li perdono”. Abete lancia addirittura l’hashtag #investitorestaisereno. “Se fossi un investitore – dice – mi terrei i miei titoli e le mie azioni”. 

Sull’andamento dello spread di questi giorni interviene anche l’ad del Banco Popolare Pier Francesco Saviotti, “non credo che sia legato in modo sostanziale alle prossime elezioni. Sicuramente ci può essere un aggancio”, ma l’approssimarsi dell’appuntamento con le urne non è l’unico fattore. “È difficile – aggiunge poi il presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo, Gian Maria Gros-Pietro – fare relazioni tra due fenomeni così diversi” come l’andamento dello spread e le elezioni europee.