L’esercito della Thailandia ha decretato la legge marziale nel Paese asiatico, con l’obiettivo di stabilizzare il Paese dopo sei mesi di proteste antigovernative culminate il 7 maggio nella destituzione della premier Yingluck Shinawatra, sorella del magnate ed ex primo ministro Thaksin. Non si tratterebbe però di un colpo di Stato: l’esecutivo continua infatti a governare e solo le questioni di sicurezza sono in mano alle forze armate. Militari sono stati dispiegati nel centro di Bangkok prima dell’alba e sono entrati nelle sedi di diverse emittenti tv per bloccarne i programmi e trasmettere invece il messaggio dell’esercito. Per il resto, tutti i media sono stati censurati: “È fatto divieto a tutti i media di riportare o diffondere notizie o immagini dannose per l’interesse nazionale”, ha dichiarato il capo delle forze armate, generale Prayuth Chan-Ocha, che ha citato una legge del 1914 che dà all’esercito l’autorità di intervenire in momenti di crisi. “L’esercito reale – ha dichiarato il generale – intende portare il prima possibile la pace e l’ordine al Paese amato da ogni cittadino thailandese. Intendiamo risolvere la situazione rapidamente”. Il generale ha poi chiesto ai leader del governo e delle agenzie di controllo indipendenti di incontrarsi nel pomeriggio. Intanto il primo ministro ad interim, Niwattumrong Boonsongpaisan, ha convocato un incontro di emergenza dell’esecutivo in un luogo sconosciuto. Nella mattinata l’esercito ha emesso diversi decreti, tra cui quello in cui vieta alle emittenti televisive e radiofoniche di trasmettere i programmi previsti dal loro palinsesto e impone, nel caso di necessità, di trasmettere in diretta i suoi messaggi.

Non sembra che l’operazione abbia avuto conseguenze particolari per la vita quotidiana del Paese. Le scuole, le aziende e i siti turistici hanno aperto regolarmente. Il ministro della Giustizia, Chaikasem Nitisiri, ha detto ad Associated Press che l’esercito non aveva consultato il premier ad interim prima di dichiarare la legge marziale, ma ha sottolineato che l’esecutivo continua a governare nonostante l’esercito sia ora responsabile della sicurezza. “Le questioni di sicurezza – ha confermato – saranno gestite esclusivamente dalle forze armate e dipende da loro se la situazione si intensificherà o si risolverà. Non c’è nessun motivo di panico”. Il leader del movimento pro governativo delle Camicie rosse, Jatuporn Prompan, ha fatto sapere che il suo gruppo potrebbe accettare la legge marziale, ma “non tollererà un colpo di Stato né altri mezzi non costituzionali”. “Vedremo cosa vuole l’esercito”, ha affermato, avvertendo che la rimozione non democratica del governo ad interim “non risolverà mai la crisi nel Paese e farà sprofondare la Thailandia ancora di più nei disordini”.

Negli ultimi giorni i sostenitori delle Camicie rosse si stavano radunando nei pressi di Bangkok e Jutaporn ha detto che gli attivisti vengono “circondati”. Più di cento soldati sono stati dispiegati vicino al luogo della protesta e hanno portato con sé rotoli di filo spinato per bloccare le strade. Sembra che i militari abbiano preso il controllo della zona dalla polizia e si siano posizionati sulle strade che portano verso il luogo di protesta. L’esercito thailandese, visto da molti come schierato con i manifestanti antigovernativi, ha organizzato undici colpi di Stato dalla fine della monarchia.

La portavoce del dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono “molto preoccupati per il peggioramento della crisi politica in Thailandia” e “chiedono a tutte le parti di rispettare i principi democratici, tra cui il rispetto della libertà di espressione”. “Ci aspettiamo – ha aggiunto – che l’esercito rispetti il proprio impegno e confermi che si tratti di un’azione temporanea mirata a prevenire violenze e non a minare le istituzioni democratiche”.