Ripercorrendo a tratti le piste carovaniere che i mercanti arabi di schiavi solcavano nel Sahara secoli fa, i contemporanei mercanti di uomini legati agli estremisti islamici portano ancora uomini attraverso il ‘signore dei deserti’ d’Africa. Nelle terre mitiche delle tribù Tuareg ora dominano i gruppi terroristi affiliati ad Al Qaeda, marchio di fabbrica delle milizie islamiche figlie dei movimenti integralisti salafiti algerini degli anni ‘90.

Ogni battaglia indipendentista – come quella dell’ Azawad nazione dei sogni dei Tuareg dal 2010 – tra le sabbie del Sahara solcate da confini disegnati sulle mappe dalle ex potenze coloniali, sono diventate le loro cause e i loro campi di addestramento. In gruppuscoli di poche centinaia, ingrossatisi man mano, hanno approfittato di ogni luogo e di ogni commercio – a iniziare da quello di droghe e armi – per nutrirsi di ideologia, e di affari. Approfittando in doppia maniera dei migranti che da occidente e oriente intraprendono il viaggio attraverso il deserto per giungere alle coste del Nordafrica e da lì in Europa, gruppi guerriglieri come l’Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) e l’alleato Ansar Dine, il Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao) presenti tra Mali, Niger, Algeria e Ciad da una parte controllano più o meno direttamente il traffico delle piste sahariane raccogliendo balzelli alle bande organizzate di passatori, dall’altra usano lo spauracchio della ‘bomba umana’ contro la Fortezza Europa come un ordigno che destabilizzi i governi del Vecchio continente.

Fino al  2011 a guardia del deserto c’era in prima fila la Libia di Gheddafi: inflessibili e ripetuti accordi di ‘amicizia’ con l’Italia consegnavano al Colonnello gli strumenti di contenimento delle rotte dei migranti. Poi la primavera araba ha debellato il quarantennale regime del raìs di Tripoli, aprendo allo stesso tempo un nuovo fronte di emigrazione, il più tragico di tutti: quello siriano. Gheddafi usava il rubinetto dell’immigrazione verso le coste europee come un’arma per essere ascoltato; in modo non dissimile viene ora usato dai movimenti armati che scorrazzano nel Sahara e che l’intervento della Francia e poi la missione Onu in Mali non ha debellato, mentre le alleanze di interesse, più che ideologiche, uniscono nella rete islamica africana anche il movimento nigeriano Boko Haram che, come altri, ha spesso fatto dei rapimenti (ultimo quello delle studentesse cristiane convertite a forza) un’ulteriore fonte di reddito. Attraversato il deserto, i luoghi di partenza verso il Sud Europa non sono cambiati molto negli ultimi anni. Uno dei principali resta la zona di Zawyia, cittadina a ovest di Tripoli, dove regnano le tribù di origine berbera degli altopiani predesertici, da sempre ostili a Gheddafi e ora in controllo dei tributi dei mercanti di uomini: prezzi più bassi (e barconi più fatiscenti) hanno reso la doppia traversata Sahara-Mediterraneo ancor più battuta.

Dal Fatto Quotidiano del 14 maggio 2014