“Umiltà, pazienza e forza quieta”, si definiva così, assistito dalle virtù tipiche del bue, Pierluigi Vinai, 48 anni, savonese trapiantato a Genova, uno degli uomini più vicini a Claudio Scajola. Altri tempi. Mica tanto, però. Appena due anni. Vinai correva da indipendente nelle liste del Pdl per diventare sindaco di Genova. Scajola lo aveva imposto al partito, dubbioso sulle sue chance di vittoria e preoccupato di marcare eccessivamente la matrice cattolica. Allora la parola di “o’ ministro” (come continuano a chiamarlo ad Imperia) dettava legge. E Vinai sembrava avere il pedigree giusto per “sfondare” presso l’elettorato moderato, in cerca di un leader per il centro-destra ligure. Cattolico osservante – notoriamente caro al cuore del cardinal arcivescovo Angelo Bagnasco – moderato, iscritto fino al 2011 al partito di Silvio Berlusconi.

Sindaco di Genova venne eletto, secondo pronostici, Marco Doria, in quota Sel, che battè non solo Vinai. Alle primarie aveva liquidato i due candidati ufficiali del Pd, Roberta Pinotti e il sindaco uscente, Marta Vincenzi. Bruciato dalla brutta esperienza, Vinai cominciò la conversione, umana e politica, verso lo schieramento opposto. Operazione completata nei giorni scorsi. L’ex delfino di Scajola ha annunciato la nascita di Open Liguria, una associazione culturale, ha chiarito, “renziana non del Partito democratico”. Pronta a scendere in campo, a quel che si è capito, a fianco del Pd nella corsa per le regionali dell’anno prossimo.

Tra i fondatori-sostenitori del nuovo soggetto politico con Vinai figurano, trasversalmente, sindaci di centrodestra e militanti dell’Udc staccatisi dall’area che fa capo a Rosario Monteleone, l’ex presidente del consiglio regionale finito nei guai per Spesopoli. Nonché Andrea Antola che alla testa della lista Noi per Sarzana aveva sostenuto il sindaco della città, Alessio Cavarra, nella corsa (poi perduta contro Giovanni Lunardon) alla segreteria regionale del Pd. Cavarra era il candidato di Claudio Burlando e della spezzina Raffaella Paita, già incoronata dal governatore uscente alla sua successione in Regione. Burlando, Paita e Vinai ora si ritrovano insieme, sotto le insegne di Matteo Renzi, oltre gli steccati degli schieramenti politici. Uniti dallo slogan coniato dal premier fiorentino: l’Italia cambia verso. Loro pure.

Vinai era stato il pontiere dell’accordo di ferro tra i due Claudio, il suo mentore Scajola e il governatore ligure, Burlando. L’intesa aveva consentito la pacifica spartizione del potere e delle poltrone in una regione abituata a convivere con due anime: rossa e progressista dalla Spezia fino a Savona, bianca e moderatissima nel medio ed estremo ponente, fino al confine con la Francia.

La notizia della nascita di Open Liguria è stata accolta da ironia e commenti non proprio dolci. Al punto da costringere Vinai ad una piccata precisazione. In una lettera inviata al Secolo XIX, Vinai attacca: “Non ho nessuna velleità. Fatevene una ragione!”. Rigetta il sospetto “di contribuire alle faide interne al Pd ligure e alle speculazioni giornalistiche inerenti”. Descrive Open Liguria come un incubatore di proposte nel segno delle riforme, offrendo cotributi all’attuazione delle medesime. “Se la presenza del sottoscritto può offuscare la bontà dell’iniziativa – conclude Vinai – non ci sono problemi. Mi faccio da parte, continuerò a crederci e a sostenerla da privato cittadino. Spero che questo diritto mi sia riconosciuto”.

Qualunque cosa si pensi di Open Liguria, il nuovo Vinai ha definitivamente divorziato dal vecchio. Horror vacui, sussurrano, maliziosi, i suoi avversari. Abituato a ricoprire cariche eccellenti, Vinai non si era rassegnato a fare il figurante. Da influente vicepresidente della Fondazione Carige (la banca locale finita nella tempesta e decapitata dagli ispettori della Banca d’Italia e ora rinnovata nei vertici, Fondazione compresa) a semplice segretario dell’Anci Liguria. Troppo poco per le sue ambizioni. Cresciuto alla politica nella vecchia Dc di Scajola, moderato doc, gradito agli ambienti cattolici, dotato anche di solidi agganci a Roma. Laureato in pedagogia e in storia, un diploma in dottrina sociale conseguito alla Pontificia Università Lateranense, Vinai è soprannumerario dell’Opus Dei. Ha amici influenti. E non aveva mai nascosto di puntare in alto. Raccogliendo l’eredità di Scajola. Che adesso è sfumata e chissà mai se troverà nuovi pretendenti.

Il suo riposizionamento era partito da lontano. Lo strappo più lacerente, lo scorso gennaio. Sulla scia del segretario ligure dell’Udc, Massimiliano Tovo, cattolico come lui, Vinai aveva sostenuto la necessità di riconoscere le coppie gay. “Sono d’accordo con l’Arcigay che chiede il matrimonio civile per le persone dello stesso sesso. – aveva dichiarato – Le unioni civili sono un pannicello caldo, non servono. Il matrimonio significa assumere responsabilità, significa stabilità e allora possono venire anche i diritti. Le unioni civili sono una cosa che oggi sto con te, domani con un altro”. Apriti cielo! È il caso di dirlo. Le gerarchie cattoliche erano trasecolate. Il cardinal Bagnasco aveva fatto trapelare la sua disapprovazione più netta. Ci si interrogava su un revirement inspiegabile in un cattolico praticante (Vinai è un assiduo frequentatore di ritiri spirituali), sposato e padre di quattro figli. Con la nascita di Open Liguria e la discesa in campo a fianco, da renziano, a sostegno del centrosinistra è tutto più chiaro. Vinai cambia verso.