James Nixey è direttore dell’Eurasia Programme di Chatham House a Londra (classificato come il più importante think tank di politica estera del mondo fuori dagli Usa). Nixey è un esperto di relazioni tra Russia e gli altri stati post-sovietici. Con lui facciamo il punto della complessa situazione in Ucraina, divisa tra Occidente e Russia, e del ruolo giocato in questa partita dal presidente russo Vladimir Putin.

Partiamo dall’attualità: Putin ha annunciato, a sorpresa, di riconoscere la legittimità delle elezioni ucraine del 25 maggio, ed ha chiesto ai filorussi di non tenere il referendum previsto per l’11. Tuttavia, i separatisti hanno risposto che andranno avanti. Cosa sta succedendo?
I fatti sono in continua evoluzione. Innanzitutto però va chiarita una cosa: le milizie filorusse che agiscono in Ucraina non sono controllate direttamente dal Cremlino. Per questo Putin è cauto. Ance se filorussi della Crimea o dell’Est del Paese (Sloviansk, Donetsk, Lugansk) sono certo visti con favore da Mosca, le loro azioni potrebbero sfuggire di mano.

Putin ha davvero cambiato idea ed è pronto ad accettare la legittimità del governo di Kiev?
Assolutamente no, Mosca vuole tutto tranne che un’Ucraina unita e indipendente. Putin mente in questo caso, come ha già fatto in altre occasioni. Principalmente ha mentito sulla Crimea, che aveva negato di voler annettere. L’Ucraina poi è un tassello della sua strategia internazionale, che mira riorganizzare l’influenza russa negli stati dell’ex impero sovietico.

Cosa vuole veramente Putin?
Nell’immediato, lavora per destabilizzare l’Ucraina,  rendendola ingovernabile e indebolendo così il governo di Kiev.

Obama e l’Unione Europea si sono limitati ad imporre sanzioni contro la Russia. Si poteva fare di più?
Sia gli Stati Uniti che l’Europa sono stati colti di sorpresa da una crisi insidiosa, ed hanno fatto quello che potevano. Gli Usa hanno imposto sanzioni economiche per tutelare i propri interessi, ma c’è da dire che gli scambi commerciali con Mosca hanno un volume molto inferiore di quelli con i Paesi europei. L’efficacia reale delle sanzioni imposte è controversa, e sarà probabilmente dibattuta all’infinito. Il punto è che per ora Washington e le cancellerie europee stanno semplicemente reagendo a qualcosa di inatteso, mentre manca una versa e propria strategia politica a medio e lungo termine. Lo stesso vale per Mosca

Insomma, anche i protagonisti navigano nel buio. Quali sono gli scenari possibili?
Il peggiore è ovviamente la guerra civile e l’invasione russa. Il migliore per l’Occidente è mantenere l’Ucraina unita, ma non è semplice. Se così fosse, “piano b” di Putin sarebbe un’Ucraina federale e quindi ingovernabile. Quel che è certo è che Putin non mollerà la presa su Kiev, in ogni caso.

Il 25 maggio si terranno nuove elezioni. Sarà una possibilità di uscire dallo stallo o l’origine di nuove tensioni?
Bisogna capire. Se andiamo verso una consultazione elettorale libera, corretta e la cui imparzialità possa essere certificata da osservatori internazionali, allora certamente l’Ucraina farà un grande balzo in avanti attraverso la democratica. Non voglio essere pessimista in partenza, ma osservo solo che è molto difficile che tutto questo avvenga quando in molte città le milizie filorusse girano per le strade con i kalashnikov. 

@andreavaldambri