There is a pleasure in the pathless woods / There is a rapture on the lonely shore…”, scriveva Byron. Ci sono giorni in primavera, come lame, in cui i bambini mi sembrano rondini. Rondini che girano all’impazzata nel cielo, senza una meta, senza uno scopo.

Ci sarebbe da fare il cambio degli armadi, prima che le tarme infieriscano di nuovo rendendomi il guardaroba discutibilmente a pois. Ci sono le cose accumulate durante la settimana, nella speranza, sempre delusa, che il tempo si dilati per magia, durante il weekend. E poi c’è la frenesia della settimana, che ci rimane addosso come un odore forte. Ogni giorno un’attività, per ogni ora qualcosa da fare.  E loro con noi, stritolati dai tempi stretti, abituati ad avere tutto organizzato. Il tempo libero non fa eccezione, c’è la festa di compleanno, la partita di calcio, li portiamo al cinema, all’acquario, al parco avventura. Tutto è pianificato, accessoriato, stipato. Oggi no, al diavolo l’ordine, la roba da stirare, i calzini anarchici da appaiare. Al diavolo il centro commerciale e il laboratorio di teatro. Fuori!

Sguinzagliarli in un prato in un bosco, al mare. Lasciare che li porti il “vento, reduce dai fiori”, come scriveva nonno Bruno. Stare fuori senza un obiettivo, senza una meta. Lasciare solo il corpo godere del profumo dell’aria, del sole sulla pelle. L’udito che finalmente riposa nel chiasso amico degli uccelli. I colori lucidi a ripulire lo sguardo. Sembra strano, eppure a loro basta ancora. A guardarli squittire e sgambettare, sembra che, per una volta, non abbiano bisogno di altro. Questa bellezza a portata di mano, sempre a disposizione, che però basta a se stessa.
Per loro non c’è bisogno di un senso: se ne nutrono, li sazia. Non serve fare dei chilometri: a maggio bastano tre alberi, quattro formiche e un giorno di sole per dimenticare il problema di non sapere cosa fare. La natura sembra insegnare loro la gioia del “da sein”. Il godimento del corpo e quella specie di gratitudine per l’esserci e basta. Esserci, senza bisogno di altro. Non sempre serve uno scopo.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 5 maggio 2014