Il 25 marzo Marco Nonno, ex An, eletto nel Pdl, militante in Fratelli d’Italia, storico esponente dell’ultradestra napoletana, è stato eletto vice presidente del consiglio comunale di Napoli grazie ai voti della maggioranza che regge il sindaco Luigi de Magistris, dove spiccano come gruppi più consistenti Idv e la Federazione della Sinistra. Eppure tutti erano a conoscenza di quel problema giudiziario non da poco, che ora è arrivato a sentenza: Nonno è stato condannato in primo grado a 8 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i fatti della guerriglia di Pianura, la violentissima protesta del gennaio 2008 per impedire la riapertura della discarica di Contrada Pisana degenerata in gravissimi episodi vandalici, come l’incendio dei bus di linea di Napoli.

Il pm Antonello Ardituro lo riteneva il regista degli scontri che misero a ferro e fuoco il quartiere e per lui aveva chiesto una condanna di 13 anni nel corso della requisitoria pronunciata a luglio. Per questa vicenda Nonno, primo degli eletti alle ultime amministrative del 2011 con 3604 preferenze, ha già trascorso 13 mesi di custodia cautelare, quasi tutti agli arresti domiciliari. Per l’esponente politico, che era in aula al momento del verdetto, si potrebbero applicare le norme della legge Severino, che prevedono la sospensione dalla carica di consigliere comunale.

Secondo la ricostruzione della Procura di Napoli, dietro la guerriglia di Pianura ci fu una regia politica – ai vertici Marco Nonno e l’assessore Pd Giorgio Nugnes, morto suicida pochi mesi dopo – che si saldò con gli interessi della camorra e utilizzò come manovalanza le frange estreme e violente del tifo organizzato, tra cui alcuni gruppi della curva A del San Paolo – le Teste Matte e i Niss – di cui molto si è scritto in questi giorni per le vicende di Roma e il ruolo di Gennaro De Tommaso detto ‘Genny ‘a Carogna’, estraneo a questa indagine, che però viene citato in un verbale allegato agli atti, un interrogatorio del pentito Emiliano Zapata Misso. Ed anche per alcuni ultrà sono arrivate condanne severissime. Fra loro Dario Di Vicino e Luigi Russo, delle Teste Matte, ai quali il Tribunale di Napoli ha inflitto 12 anni di reclusione ciascuno per devastazione e altri reati.