“Lo Stato non tratta con le curve”. Parola del ministro dell’Interno Angelino Alfano all’indomani del lungo conciliabolo con Genny ‘a Carogna all’olimpico di Roma. Ma è proprio così? Dipende dal significato che si vuole attribuire alla parola trattativa. In realtà incontri ufficiali tra esponenti politici (e delle istituzioni sportive) e frange anche estreme delle tifoserie ci sono stati eccome. Alla luce del sole e proprio per concertare una strategia comune sulle modifiche legislative da apportare a Daspo e tessera del tifoso. Un dibattito intavolato non con chi va in curva solo per vedere la partita, ma con gente già condannata più volte per reati da stadio. Alfano, però, questo evidentemente non lo sa.

Non sa, in particolare, che lo scorso 11 aprile a Roma, al Palazzo Santa Chiara (quindi a due passi dal Senato), una delegazione di M5s, Pd, Fratelli d’Italia e Radicali ha incontrato i rappresentanti della frangia più dura del tifo italiano. Obiettivo? Valutare la possibilità di creare un fronte comune tra tifosi e parlamentari per introdurre possibili correzioni e miglioramenti alle leggi che vietano l’ingresso alle manifestazioni sportive. “E’ il momento di aprire il dialogo e questo è un compito che spetta alla politica. Per trent’anni si è affrontata solo la parte repressiva, in alcuni casi necessaria. Ma un paese civile affianca il confronto alla fermezza”. Parola del deputato del Partito democratico Mario Tullo (area Cuperlo), presente all’incontro al pari dell’ex capogruppo del M5s al Senato Vito Crimi (per i 5 Stelle c’era anche Daniele Del Grosso), dell’eurodeputato di Fdi Carlo Fidanza e dell’onorevole Paola Frassinetti (sempre Fdi), del radicale Mario Staderini, dell’ex Verde Paolo Cento, di delegati Figc e delle Leghe professionistiche (Antonio Talarico, coordinatore dei delegati dei club ai rapporti con le tifoserie, e Giovanni Spitaleri, coordinatore dei delegati alla sicurezza). A introdurre l’appuntamento il giornalista Xavier Jacobelli. Quasi quaranta le curve presenti con rappresentanti dei gruppi organizzati: tra le altre, quelle di Brescia, Lazio, Sampdoria, Atalanta, Milan, Udinese, Padova, Bologna, Napoli, Parma, Avellino, Fiorentina, Genoa, Ascoli e Vicenza.

Attenzione, vale la pena di ricordarlo ancora: a Roma c’erano gli ultras duri, puri e pluricondannati. A parlare con i politici. E non era mai successo prima che dicessero sì al dialogo, almeno direttamente. Un esempio su tutti: per la Curva B del Napoli c’erano i Fedayn, gruppo fondato nel 1979 e protagonista negli anni di vari episodi di cronaca nera. Difficile conoscere l’identità dei singoli capi curva che hanno partecipato all’incontro. “Nomi e cognomi non c’entrano e non si sapranno mai – ha detto a ilfattoquotidiano.it un tifoso di una squadra settentrionale di Serie B – C’era il mondo ultras, quello vero. E abbiamo chiesto solo una cosa: se sbagliamo siamo disposti a pagare, ma vogliamo la certezza della pena”. Su un aspetto, però, non ci sono dubbi: al Palazzo Santa Chiara erano presenti pezzi da novanta del tifo organizzato italiano, molti dei quali colpiti da Daspo e con tutta una serie di precedenti per reati da stadio. In tal senso, ci sono tre conferme non di poco conto: all’incontro capitolino hanno sicuramente partecipato Claudio ‘Bocia’ Galimberti, Diego Piccinelli e, soprattutto, Massimiliano Mantice. Ai più questi nomi non diranno nulla, ma negli ambienti ultras i loro nomi rappresentano vere e proprie istituzioni.

Quasi venti Daspo, denunce e arresti alle spalle, il Bocia ad esempio è il leader storico della Curva Nord dell’Atalanta, uno dei settori più caldi d’Italia. Già indagato insieme ad altri 149 supporters della Dea, a febbraio il gip di Bergamo ha fatto cadere l’accusa più pesante nei confronti suoi e di altri tifosi: associazione a delinquere. Il processo si farà, quindi, ma per reati minori. Quattordici Daspo e problemi con la legge anche nel curriculum vitae di Diego Piccinelli, considerato il capo del gruppo Brescia 1911: nel 2008 è stato condannato a a 2 anni e 5 mesi di carcere per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Nella stessa occasione, però, fu assolto dall’accusa d’estorsione nei confronti del presidente del Brescia Gino Corioni. Massimo Mantice, nonostante Daspo e indagini a suo carico, non ha lo stesso pedigree del Bocia e di Piccinelli. Sabato, tuttavia, è balzato agli onori della cronaca: era seduto al fianco di Genny a’ Carogna (al secolo Gennaro De Tommaso) sulla balaustra dello Stadio Olimpico di Roma durante il conciliabolo con Marek Hamsik e i dirigenti della Questura di Napoli. Per questo motivo, il Viminale ha spiccato un Daspo anche per lui (leader dei Fedayn insieme ad Alessandro Cosentino) oltre che per De Tommaso, capo dei Mastiffs. Insomma: si tratta di ultras di un certo calibro, che hanno commesso reati e per cui stanno scontando o hanno scontato le pene che lo Stato ha inflitto. Per loro fa parte del gioco. Lo stesso Stato che li ha condannati, però, da un lato dice di disconoscerli (“Con le curve non si tratta”) e dall’altro li contatta per intavolare un dialogo foriero di provvedimenti parlamentari.

(ha collaborato Andrea Tundo)