Mentre a Milano continua l’emergenza profughi siriani e la querelle tra il segretario della Lega Matteo Salvini e l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, la giunta Pisapia ha deciso di intitolare la pista di atletica del Centro Sportivo Carraro di viale dei Missaglia alla giovane atleta somala Samia Yusuf Omar nata a Mogadiscio nel 1991 e morta nel mar Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’isola di Lampedusa su un barcone di migranti.

“Samia – ha ricordato l’assessore allo Sport Chiara Bisconti – sognava di raggiungere l’Europa per potersi allenare degnamente in vista delle Olimpiadi di Londra, sfuggendo alle guerre e alle persecuzioni del suo Paese”. Samia Yusuf Omar dopo aver partecipato ai Giochi Olimpici di Pechino voleva gareggiare anche nel Regno Unito, ma ha smesso di correre, per sempre, il 2 aprile 2012, a pochi chilometri dall’isola – che non c’è – di Lampedusa, terra di accoglienza con un mare di stragi.

Ora Samia tornerà in pista, spinta dal vento per continuare a sognare e il Centro Sportivo Carraro diventerà l’ennesimo simbolo di un’integrazione che per adesso non esiste ancora, neanche in una città come Milano – capitale economica e del pane quotidiano, del foulard e del clochard – dove ormai da giorni la stazione centrale viene presa d’assalto da centinaia di profughi che cercano rifugio in un Paese che, da sud a nord, non avrà mai la forza di accogliere tutti, almeno per il momento.

La pista atletica di viale dei Missaglia permetterà agli atleti di correre e sudare per inseguire un traguardo, un sogno e magari, proprio pensando alla storia di Samia, considerare lo sport come una scuola di vita per riconquistare quei valori universali, vedi rispetto e correttezza, spazzati via con forza e velocità  – che neanche Bolt nei 100 metri – dall’antagonismo esasperato e dall’abuso di sostanze e bevande – “bevi la Coca Cola che ti fa bene” – per migliorare il rendimento fisico e le prestazioni.

Altro che Gatorade, si chiama doping. La pista intitolata a Samia Yusuf Omar potrà essere il primo piccolo passo per ritrovare quell’etica sportiva ormai persa, fondamentale anche nella vita di ogni giorno. Il primo piccolo passo verso un sogno, come quello dell’atleta somala, arrivata ultima nella gara dei 200m alle Olimpiadi di Pechino 2008, che voleva raggiungere Lampedusa e l’Europa per allenarsi meglio, correre e sudare ancora. Per cercare di vincere prima nella vita, poi in pista.