È caduto il segreto su “quasi tutti” i documenti delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sui rifiuti e sull’omicidio Alpi-Hrovatin. Lo ha reso noto la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha ricevuto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi la risposta alle richieste di declassificazione inviate da Montecitorio al governo lo scorso marzo. I fascicoli che tra pochi giorni saranno disponibili per la consultazione pubblica sono più di 2100, in gran parte prodotti dalle due agenzie di intelligence italiane. L’opera di declassificazione verrà completata entro i primi giorni di giugno.

L’Aise – che si occupa della sicurezza esterna – ha fatto sapere che la declassificazione riguarderà la quasi totalità dei documenti, escludendo solo quelli che potrebbero contenere informazioni su fonti confidenziali. L’Aisi ha dato il consenso alla desecretazione di 361 atti “prodotti direttamente dall’Aisi e acquisiti dalle Commissioni ciclo dei rifiuti e Alpi-Hrovatin, mentre rimane la classifica originaria per cinque altri documenti”. Sessantasette faldoni originati da altri enti sono in attesa di una risposta prima di essere resi pubblici. La consultazione materialmente potrà avvenire presso l’archivio storico – che custodisce la documentazione acquisita dalle commissioni parlamentari – o online sul sito della Camera, come ha assicurato in una nota la presidente Laura Boldrini.

Solo nell’aprile dello scorso anno l’“Ufficio stralcio” della Commissione sui rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella aveva chiesto, inviando decine di lettere, la desecretazione dei documenti segreti acquisiti sulle “navi a perdere”, sulla morte del capitano Natale De Grazia e sul traffico di rifiuti: ma i servizi civili e militari avevano rinnovato e opposto il segreto. Una nuova richiesta – questa volta pubblica e sostenuta da diversi movimenti – era arrivata a Montecitorio lo scorso settembre dopo le interviste di Carmine Schiavone che aveva ricordato la sua deposizione davanti alla commissione rifiuti nell’ottobre del 1997. “Hanno secretato tutto”, spiegò al Fatto quotidiano l’ex collaboratore di giustizia. Dopo pochi giorni la Camera dei deputati chiese alla Direzione nazionale antimafia di esprimersi sull’esigenza del segreto di quella deposizione e dei documenti allegati. A ottobre l’audizione di più di sessanta pagine venne pubblicata sul sito della camera. Pochi giorni dopo Greenpeace inviò una richiesta alla presidente Boldrini chiedendo di rendere pubblici tutti i dossier riservati e segreti sul traffico di rifiuti e sulle navi a perdere. Due mesi fa – dopo un’inchiesta del Manifesto che rivelava come la desecretazione rischiava di fermarsi solo a 152 documenti – l’associazione “Articolo 21” ha lanciato una petizione per la completa pubblicazione di tutti i dossier, raccogliendo 70mila adesioni.