“Innovativo e multimediale”, così interattivo da “far venire i sudori freddi”. In tal modo lo descrive China News ed è un campo di rieducazione “high-tech con simulazioni real-life” per i funzionari cinesi in odore di corruzione o anche no (meglio prevenire). Si trova a Guangzhou, in un’area di 11mila metri quadrati di fianco a una prigione, giusto per intendersi. I pubblici ufficiali-visitatori sfilano tra cataste di beni sequestrati, leggono cartelli con slogan minacciosi e guardano video con le dolenti confessioni di colleghi sorpresi con le mani nel sacco. Il luna-park che ti mette sul chi va là è stato visitato a oggi da più di 50mila funzionari della provincia. Alcuni ci sono persino andati due o tre volte in quanto offre un “battesimo spirituale” (xinling xili), riporta il sito cinese. 

Dopo avere imparato a memoria le “otto disposizioni” (ba xiang guiding) del presidente Xi, rinunciato ai viaggi aerei in prima classe e ai banchetti abbondantemente innaffiati di pregiata bai jiu (la grappa cinese), i funzionari del Guangdong si fanno ora anche il tour rieducativo. Le autorità vogliono mettere fine al malcostume ufficiale che rallenta l’economia e sbatte ingiustizia e diseguaglianza davanti agli occhi di cittadini sempre più infuriati. Dove girano i soldi, queste si fanno più stridenti. Ed ecco il caso della provincia costiera simbolo del boom economico cinese, la più ricca del Paese se si escludono le principali città con rango di provincia (Pechino, Shanghai e Tianjin). 

Con 6.230 miliardi di yuan (oltre 716 miliardi di euro) nel 2013, il Pil del Guangdong ha ormai superato quello della Corea del Sud. Le altre Tigri Asiatiche – Singapore, Hong Kong e Taiwan – erano già state scavalcate nel 1998, 2003 e 2007, rispettivamente. Ma l’altra faccia della medaglia è rivelata da un recente rapporto ufficiale, secondo cui la provincia è la terza più corrotta della Cina (dopo Hainan e il Sichuan), con 22 casi di funzionari d’alto rango indagati nel periodo che va dal dicembre 2012 all’aprile 2014.

Per costoro, i loro simili e potenziali imitatori si prepara la passeggiata descritta a China News da uno dei partecipanti, tale Li. Il programma prevede la proiezione di un video intitolato “L’abisso senza fondo” (wanzhang shenyuan), dove il carattere Tan (che significa “avidità”) – si suppone incarnato da un personaggio – cammina su un sottile strato di ghiaccio fino a romperlo, per piombare in un buco nero. Caso mai il monito non fosse servito, ecco i video real-life su grandi e piccoli schermi disseminati in una stanza, dove alcuni funzionari colpevoli e piangenti confessano i propri crimini e si scusano con il Partito e il popolo. Per rendere la visita più personalizzata, gli spettatori possono scegliere quale confessione guardare.

Infine, ci sono ricostruzioni di nascondigli dove occultare il bottino, che i funzionari possono settare a preferenza. Quando però sono lì lì per mettere le mani sul frutto del peccato, ecco che compare una scritta che li richiama a una condotta ineccepibile e a pensieri puri.  Il luna-park horror-salvifico sembra la riedizione contemporanea delle cinque opere modello di Jiang Qing, l’ultima moglie di Mao. All’epoca della Rivoluzione Culturale si trattava di educare contadini analfabeti alla rivoluzione; oggi, funzionari rapaci quanto meno alla decenza. Non si sa quanto il metodo sia efficace, ma pare che i partecipanti al tour riempiano il libro dei visitatori di commenti entusiasti.

di Gabriele Battaglia