Erano gli anni  Settanta, quelli dell’eskimo e delle barbe lunghe, delle gonne a fiori e dei pantaloni a zampa, del libretto rosso di Mao e degli opuscoli di Che Guevara. Anni della insubordinazione giovanile e delle rivolte a cui s’accompagnava una grande voglia di cambiare il mondo. Ma se, come diceva qualcuno, la storia si presenta sempre due volte, la prima in forma di tragedia, la seconda come farsa, allora, come interpretare questa nuova tendenza a riproporre, in quasi tutti gli ambiti, stilemi di un passato neanche troppo lontano? È vero che una delle peculiarità della cultura post moderna è tendere al superamento degli schemi rivolgendo lo sguardo al passato, ma nella fattispecie, in ambito musicale soprattutto, si assiste a un fiorire di band un po’ ovunque, che sembrano davvero provenire da quel periodo d’oro della musica rock, rappresentato dai Seventies. I Thee Elephant, nonostante il nome anglosassone e le canzoni scritte in inglese, sono una band italianissima che propone un rock ruvido con suoni che rimandano alle atmosfere della West Coast e al rock vintage contaminato dalla psichedelia. Un risultato ottenuto grazie all’attenzione particolare che è stata posta sul pathos della performance e sulla ricerca del suono. “Non a caso – afferma il frontman barbuto Dola J. Chaplin – il disco è stato registrato live in studio, con un multitracce a nastro Studer da due pollici, e utilizzando solo strumenti e apparecchiature di fine anni 60. Ovviamente il disco è stato mixato in analogico”.
Abbiamo intervistato il cantante Dola J. Chaplin per saperne di più su questa nuova band molto promettente.

Dola J. Chaplin, mi parli di questa tua nuova band?
Inizialmente avevo deciso di metter su una band per portare in giro le canzoni del progetto Dola J. Chaplin e ho iniziato con Sante Rutigliano (ex componente della band salentina Oh Petroleum) ad arrangiare i pezzi in duo con lui alle chitarre e cori, poi abbiamo conosciuto Simone Prudenzano e a questo punto abbiamo aggiunto la batteria, i pezzi sono diventati altro e ho iniziato a scrivere in modo diverso, più da band. Matteo Scannicchio ha portato i moog e gli organi e poi Milo Scaglioni (già con i Jennifer Gentle) il basso fino alle registrazioni del disco. Ora nella formazione c’è Simone Olivieri. Abbiamo dato un nome diverso al progetto perché più elettrico e pesante. Poi abbiamo arrangiato e registrato il primo disco.

Come è avvenuto il cambio di “ragione sociale”? Come l’hai vissuto?
E’ venuto in maniera molto naturale e vissuta benissimo. E’ stato chiaro dalla stesura dei primi pezzi che sarebbe stato giusto dare un nome diverso da quello di Dola J. Chaplin al progetto. Sono due cose che viaggiano parallelamente e che hanno forme diverse.

La vostra proposta musicale deriva da una rielaborazione di più generi e stili. Quali ritieni siano le vostre influenze artistiche?
Tutti noi veniamo da influenze diverse le quali naturalmente convergono nella voglia di fare musica che ci prende bene suonare e riascoltare. Abbiamo cercato di dare un sound al disco partendo sicuramente dal passato, a partire dagli strumenti musicali e di registrazione, passando per gli arrangiamenti per arrivare a esprimere dei pensieri che si vivono nel 2014, il nostro presente. Viene tutto utilizzato a favore della canzone.

Quanto è importante per voi sperimentare?
Sperimentare è divertirsi, e divertirsi è fondamentale per fare buona musica.

Un parere sui nuovi strumenti per ascoltare musica come Spotify.
Bè, sono strumenti molto utili per la scoperta di musica nuova e non. Sono parte del mondo virtuale che si va sempre più allargando. Personalmente noi  utilizziamo questi mezzi per farci un’idea di cosa una band ha da dire e poi andiamo a comprare i dischi al negozio o ai concerti.

Qual è la vostra ambizione?
Scrivere altre canzoni, suonare tanto live, fare un altro disco, divertirsi insomma.

Che dischi state ascoltando attualmente?
Stiamo sempre ascoltando tante cose diverse, dagli Eels agli Stones, dai Television a Micah P. Hinson, dai Pantera alla Vanoni.

Come promuoverete il nuovo disco? Avete già delle date?
Abbiamo fatto un tour di una quindicina di date al Sud, ora stiamo organizzandoci per i festival estivi e poi andremo verso nord. Comunque lo promuoveremo suonando il più possibile.