Tra l’estrema destra europea – populista, euroscettica, nazionalista – e Putin è sbocciato un amore. Ed è reciproco. La lunga lista degli ammiratori di zar Vladimir è lunga e annovera non solo i soliti noti di Forza Nuova, o la prevedibile new entry dei Serenissimo veneti in Italia, ma anche insospettabili come il primo ministro scozzese (che viene da una cultura di sinistra) Alex Salmond, il quale solo ieri si è dichiarato, seguendo così il più prevedibile anti-europeista inglese Nigel Farage, già da tempo folgorato sulla via di Mosca.

Da parte sua, per quanto lontano dai riflettori, la diplomazia russa è molto attenta ai movimenti di partiti come il francese Front National, l’inglese Ukip, il greco Alba Dorata, l’ungherese Jobbik, e Lega Nord, che complessivamente sono accreditati di un buon risultato alle prossime elezioni europee. E guarda con favore ai russofili di casa nostra, augurandosi che possano essere una spina nel fianco di un’Unione da sempre allineata sull’asse transatlantico. Proprio mentre la tensione tra Washington e Mosca è alle stelle a casa della crisi ucraina.

A portare alla luce del sole l’affinità elettiva tra euroscettici e Cremlino è un dettagliato studio del Political Capital Institute di Budapest, un istituto privato che svolge analisi e offre consulenze su temi politici ed economici. Il tratto comune è che i partiti euroscettici si oppongono al cammino verso una federazione europea in nome del rafforzamento degli Stati nazionali, proprio come Putin vuole ritornare ad una Russia pienamente sovrana e lontana dall’alleanza con gli Usa – direzione verso cui sembrava invece andare nell’era post-sovietica. Come prova del reciproco interesse, lo studio di Politica Capital cita numerosi eventi di partito.

Al congresso federale della Lega Nord, lo scorso dicembre, ha partecipato non solo Victor Zubarev, deputato alla Duma del partito di Putin Russia Unita, ma a quanto riporta il quotidiano La Padania anche un diplomatico come l’ambasciatore russo all’Onu Alexey Komov. Un’occasione importante, in cui il partito di Matteo Salvini ha invitato all’assise un vasto schieramento di formazioni dell’estrema destra, fiamminga, olandese, belga, austriaca e svedese. Esplicite le dichiarazioni di Marine Le Pen, che pochi giorni fa ha incontrato a Mosca il presidente della Camera Sergiei Naryshkin, attaccando la “nuova guerra fredda” a suo dire proclamata dall’Unione europea verso la Russia e dicendosi in favore di un’Ucraina federale. Anche l’attuale leader del Partito della Libertà austriaco (quello che fu di Joerg Heider) Heinz-Christian Strache ha più volte dichiarato di voler mantenere rapporti di amicizia con il partito del presidente russo. Lo studio di Politica Capital cita infine come emblematico il caso dell’ungherese Jobbik, che con oltre il 20% dei consensi ottenuti nelle recenti elezioni è ad oggi il partito di estrema destra più forte in Europa. Ospite abituale al Cremlino, il leader di Jobbik Gabor Vona ha recentemente dichiarato in un’intervista alla radio filo-governativa The Voice of Russia: “Considero la Russia di vitale importanza… il potere euroasiatico che può mettersi alla testa di una reale resistenza politica, economica e culturale contro il blocco Euro-Atlantico”.

@andreavaldambri

Dal Fatto Quotidiano del 30 aprile 2014