Reggio Emilia si prepara ad accogliere la nona edizione di Fotografia Europea rincorrendo il concetto di “Visione” tra quasi 300 mostre di cui 18 in sedi istituzionali e oltre 250 legate al circuito Off in negozi, ristoranti e angoli nascosti della città. I giorni inaugurali sono ormai alle porte e dal 2 maggio si apriranno ufficialmente le sedi espositive con mostre aperte fino al 15 giugno.

Tra queste, una bella mostra da ricercare nel centro cittadino è sicuramente “No Place Like Home”, in via Secchi. Una collettiva, a cura di Francesco Zanot e in collaborazione con Magnum Photos, con una selezione da opere di otto fotografi contemporanei che indagano sul modo in cui negli ultimi vent’anni è stato occupato, trasformato e sfruttato a fini urbanistici, il territorio. Esposte, allora, ci sono le ville borghesi di Martin Parr, fotografo di Magnum che da sempre, con scatti pungenti, critica la società moderna e il consumismo. Ancora, gli scatti di Bruce Gilden sui prefabbricati americani demoliti o messi in vendita dopo la crisi; gli slum delle grandi metropoli opera di Jonas Bendiksen; le famiglie di Trent Parke in Australia, Jacob Aue Sobol in Groenlandia e Christopher Anderson a Brooklyn. Perché se “le persone possono abitare qualsiasi cosa. E possono essere miserabili dappertutto ed estatiche dappertutto”, come ha dichiarato Rem Koolhaas in una celebre intervista pubblicata nel 1996 sulla rivista Wired, la conferma allora arriva proprio con le immagini di questi fotografi, che nel frattempo registrano e trasmettono innumerevoli informazioni sui temi dell’architettura, dell’urbanistica, della geopolitica e della biografia dei soggetti ritratti.

Eccentrica è, invece, la mostra “Cose ritrovate” di Paolo Simonazzi ospitata al piano superiore della Galleria Parmeggiani (corso Cairoli, 2). Il fotografo per realizzare questo suo progetto si è ispirato al romanzo di Ermanno Cavazzoni “Il poema dei lunatici, al film di Federico Fellini La voce della luna e all’ultimo testo del poeta romagnolo Raffaello Baldini, La fondazione, per un viaggio alla scoperta degli “eccentrici padani” scattando nelle case di burattinai, affabulatori, inventori, clown, pittori, fotografi, musicisti e artigiani della Bassa reggiana. Ecco che allora, Simonazzi, nei suoi scatti, ha fatto suoi gli angoli di studi e case di alcuni dei personaggi più particolari, restituendo la loro “essenza” nelle fotografie e facendone veri e propri ritratti.

Sempre in zona, alla Sinagoga (via dell’Aquila 3/a), è in mostra l’interessantissimo progetto di Silvia Camporesi sui luoghi fantasma, abbandonati, che però conservano ancora, in mezzo alla natura, le tracce dell’uomo. Esposti scatti di piccola e grande dimensione che ritraggono l’isola di Pianosa, nell’arcipelago toscano per un’analisi che mostra ciò che un luogo abbandonato dall’uomo trattiene del suo passato. Ai chiostri di San Domenico (via Dante Alighieri, 11), poi, due mostre tra le più interessanti di questa edizione di FE: “Divine Violence” di Adam Broomberg e Oliver Chanarin e “The Magical in Passing” di Herbert List che propone gran parte del lavoro prodotto dal fotografo Magnum. “Divine Violence”, in particolare, di Broomberg&Chanarin è una mostra da gustarsi con calma e anche un po’ d’attenzione. Il loro, infatti, è un progetto davvero particolare, costruito su un’edizione della King James Bible dove hanno poi aggiunto fotografie, note ed illustrazioni seguendo un filo logico-narrativo e giocando sul tema del conflitto.

Vintage, invece, è l’esposizione a Palazzo Casotti (nell’omonima piazza) in cui sono presentate circa 300 cartoline fotografiche mentre, ai Chiostri di San Pietro, la mostra con gli scatti di Erich Lessing racconta un’Europa in ginocchio al termine della Seconda guerra mondiale.

Un’ultima parola da spendere per le mostre forse più attese di questa edizione del festival reggiano e, cioè, quella di Luigi Ghirri, “Pensare per immagini”, ai Chiostri di San Pietro (un percorso tra scatti, menabò di cataloghi, pubblicazioni, cartoline e dischi) e le due mostre di Sarah Moon, “Alchimies” ai Chiostri di San Pietro e “Journal de Voyage” ai Musei Civici di Palazzo San Francesco.