Paolo Conte nella sua splendida canzone disegna un’atmosfera coloniale e nostalgica: “Dopo le mie vicissitudini, oggi ho ripreso con il mio bar, dopo un periodo di solitudine, il Mocambo ecco qui tutto in fior… ”.

Risentendola la mente va alla nostra logora sinistra, così bisognosa di una ricostruzione dalle fondamenta. Per realizzare la rinascita occorre soprattutto uno spirito nuovo, la volontà di riprovare a mettersi in sintonia con le persone, in primo luogo con chi sta pagando duramente la crisi. Grillo va ai cancelli di Piombino e strilla contro tutto e tutti (in particolare contro i sindacati, è molto facile prendersela con loro quando le cose vanno male, più difficile indicare soluzioni concrete).

La sinistra dovrebbe essere a Piombino tutti i giorni, come a Mirafiori, a Scampia, a Melfi e in tutti i luoghi del mondo del lavoro, dove c’è sofferenza, dove cresce il disagio sociale per la disoccupazione e la povertà che avanza inesorabilmente e si mangia il presente e il futuro di nuove e vecchie generazioni.

Ci si crogiola nel riflusso della fine delle ideologie, con i vari crolli che si sono succeduti, ma quando la sinistra cominciò, non aveva risorse economiche, giornali e funzionari, aveva le sue idee e la voglia di opporsi a ciò che non era accettabile: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e con gli scioperi e lotte durissime conquistò i diritti e il consenso delle persone. Ci troviamo ora a un nuovo possibile inizio, la crisi ha distrutto molte di quelle conquiste e il capitalismo non ha finito il suo “sporco lavoro”.

Vogliono togliere anche i residui del welfare state, il diritto a un lavoro sicuro e retribuito, a una pensione per la vecchiaia, ci vogliono togliere il diritto alla salute e all’istruzione, perfino quello a un’abitazione. Questi sono i piani che, in nome delle “compatibilità di bilancio”, intendono far pagare tutto ai più deboli.

Occorre un’altra prospettiva, e non si può conquistare con le logiche vecchie, occorre rimboccarsi le maniche, l’occasione per riprovarci sono anche queste elezioni europee, nelle quali i partiti al potere fanno di tutto per dire che si può cambiare senza cambiare niente. “There’s no alternative”, diceva la Thatcher nei mitici anni Ottanta in cui si concretò su scala mondiale l’attacco al mondo del lavoro.

E il “pensiero unico” ha percorso molta strada fino alla crisi del 2008, quando è apparso chiaro con l’esplosione dei mercati finanziari e il crollo delle borse che non c’era alcun nuovo orizzonte con la globalizzazione ma solo più sfruttamento, più disuguaglianze e lo sviluppo, nei Paesi prima arretrati, realizzato con lo sfruttamento immane di milioni di lavoratrici e lavoratori, senza costruire alcun modello economico che potesse garantire il benessere e tutelare la salute e l’ambiente.

Ecco perché proprio nella vecchia Europa bisogna ricominciare a costruire una prospettiva diversa, lì dove la civiltà dei Lumi, le rivoluzioni del pensiero e le rivoluzioni politiche, aprirono la società a nuovi valori e principi che hanno contribuito alla crescita economica, civile e democratica; nell’Europa che sconfisse i totalitarismi e i fascismi, L’Europa delle Costituzioni avanzate.

Non serve però per quest’obiettivo, un’altra sinistra di testimonianza, minoritaria e settaria né quella accomodante e opportunista che sopravvive negli anfratti; è necessario costruire una sinistra nuova, aperta, partecipata e democratica, una sinistra radicata, organizzata e unitaria; una sinistra dell’oggi e del domani, costruita con le reti dell’associazionismo della cittadinanza attiva, dei movimenti e dei partiti che devono lasciare le loro piccole posizioni rendita e mettersi in gioco sul serio in questa nuova prova.

Non si può lasciare, per quattro centesimi di mancia e qualche posto di comodo, in mano all’antipolitica la gestione dello scontento sociale, l’antipolitica deve lasciare il passo a un nuovo progetto politico, costruito per unire il popolo di che lavora e di chi il lavoro non ce l’ha.

La lista “Per un’altra Europa” di Alexis Tsipras, può essere questa risposta di un nuovo inizio, in Italia e negli altri paesi, è necessario lavorare da ora perché dopo il 25 maggio, il cantiere non si fermi, anzi si consolidi, organizzando forme permanenti di lotta, di partecipazione e discussione collettiva.

I sondaggi in Italia, ben oliati dei media mainstream, penalizzano questo progetto, dicono “non ce la fate, non ce la potete fare”, invece per strada, parlando con le persone sfiduciate, si sente che hanno proprio bisogno della speranza di una sinistra che torna in campo e che non può vestire i panni dei partiti al governo, impegnati con le destre a rimestare le formule e le ricette sbagliate che ci hanno portato fin qui. Dobbiamo crederci per prima noi che “Yes, there’s an alternative”.