E’ durato un’ora l’incontro tra Matteo Renzi e Giorgio Napolitano al Quirinale. Un faccia a faccia chiesto ieri dal Capo dello Stato per fare il punto sul percorso delle riforme costituzionali, in particolare sull’intreccio legge elettorale – modifica del Senato. Il nodo, infatti, è proprio sui tempi dei due provvedimenti, visto che l’Italicum riguarda solo la Camera dei deputati, dando per scontata l’abolizione di Palazzo Madama come organo elettivo. Il problema è che su quest’ultima riforma gli ostacoli sulla strada del governo Renzi non sono ancora stati superati. A partire dall’incognita di Forza Italia. Tanto che, secondo i retroscena pubblicati sui quotidiani questa mattina, il premier sarebbe pronto a offrire al Colle un “piano B” in caso di mancanza di voti: estendere l’Italicum anche al Senato e andare al voto entro la primavera 2015.

La posizione di Forza Italia resta indecifrabile, fatta di passi avanti e improvvise chiusure. Proprio oggi, in contemporanea con il colloquio Renzi-Napolitano, Silvio Berlusconi torna a parlare delle riforme – nel corso della conferenza stampa a Milano per la presentazione dei candidati Forza Italia alle Europee per la circoscrizione Nord Ovest – rivendicandone la paternità (e non escludendo di volerle votare). “Le riforme che arrivano non sono quelle del signor Renzi ma le nostre. Se c’è qualcuno che da vent’anni chiede e vuole fare le riforme, questo si chiama Forza Italia, si chiama Silvio Berlusconi”. E smentisce le ricostruzioni dei giornali che parlano di un suo passo indietro a riguardo. “I soliti sciocchi in malafede hanno accusato, come al solito, Berlusconi di non mantenere i patti e di non voler fare le riforme” e di voler “fare un passo indietro. Io nella mia vita privata, nella mia vita da imprenditore e da uomo di Stato ho avuto una sola volta l’occasione di non mantenere la parola e non per colpa mia. Se c’è qualcuno che mantiene la parola data sono io”. Poi una nuova apertura: “Siamo pronti a sederci a un tavolo per discutere l’effettiva composizione del Senato“. Insomma, una nuova apertura a meno di 48 dall’intervento a Porta a Porta un cui aveva definito “invotabile” la riforma del Senato. Per l’Italicum, invece, parole meno lusinghiere: “Abbiamo detto sì, ma la legge che sta venendo fuori è molto peggio del Porcellum“, ha aggiunto, ricordando che la legge elettorale “non è una riforma costituzionale” e precisando che “se si andasse al ballottaggio tutti i voti dei Cinque stelle andrebbero alla sinistra”. Ma l’orizzonte, riforme o meno, è quello delle elezioni politiche: “Si voterà sicuramente entro un anno e mezzo”.