Ma un sincero liberale, un autentico riformista, chi dovrebbe votare alle prossime Europee? A una domanda solo apparentemente semplice cerchiamo di dare una risposta credibile, esaminando le varie opzioni sul campo.

Renzi (Pd) – È il soggetto politico che più si avvicinerebbe alla nostra sintesi virtuosa: si è messo di traverso a quei vecchi borbonici della burocrazia che tengono in catene il Paese, non ha calato le braghe nei confronti dei magistrati, sta tentando di coniugare solidarietà e mercato (anche se la definizione di “mancia” per quegli 80 euro è perfetta: è di Berlusconi, il quale ha aggiunto – giustamente – che se l’avesse fatta lui quella mossa prima delle elezioni l’avrebbero massacrato), vive sull’elemento decisionale, uno dei valori primari delle società liberali (si discute anche animatamente, poi si passa alla fase operativa, che dev’essere percepita come tale anche dall’opinione pubblica. Sarebbe imperdonabile un dislivello tra azione di governo reale e azione di governo percepita: ricordate molti anni fa la storia dell’inflazione?)

Se quindi ci sono buoni motivi per votare Renzi (in questo caso sarebbe più corretto dire Pd ma ormai le due immagini si sovrappongono), ve ne sono almeno un paio che rendono l’ipotesi assolutamente sconsigliata. E per un vero liberale, addirittura impossibile. La prima è la frode intellettuale. Ciò su cui Renzi aveva ripetutamente messo la mano sul fuoco, l’andare a Palazzo Chigi soltanto dopo legittime e popolari votazioni, si è rivelata la più straordinaria delle sue bugie. Che l’abbia fatto per una precisa strategia politica, che sulla lunga distanza potrebbe anche rivelarsi felice, non attenua la lesione di credibilità. Una lesione avvertita anche da parecchi dei suoi “cavalli” di razza della Leopolda, che al momento della chiamata al governo hanno preferito restare ai loro lavori. Il tradimento intellettuale è una di quelle ferite che non si rimarginano, che fanno sospettare d’ogni retropensiero, che minano il rapporto di fiducia.

Il secondo vero motivo è di ordine psicanalitico. In una autentica società riformista non è pensabile di vivere sotto ricatto, costantemente in quel clima da ultima spiaggia che ti consente di fare estrema pressione sull’opinione pubblica. A un liberale non puoi dire: se dubiti di me, della mia iniziativa, allora sei un gufo rosicone. Questa è roba da provinciale allo sbaraglio. Il liberale dubita, valuta, approfondisce, confronta e si confronta. Tutti questi passaggi, per Renzi temiamo siano considerati una perdita di tempo.

Grillo (Movimento 5 Stelle)

Qui il discorso si fa complesso ma in premessa è utile dire che per un riformista, Beppe Grillo è invotabile. Prima ancora che politica, qui la questione centrale è l’interpretazione della democrazia (uno dei cardini delle società liberali). Un movimento etero diretto, com’è acclaratamente l’M5S, difficilmente riuscirà a trovare una sintesi virtuosa tra rispetto dell’autonomia intellettuale di ciascuno e applicazione diretta della medesima. Se già c’è un certo grado di separazione tra gli aderenti al Movimento e il loro leader, Beppe Grillo, questa condizione assume tratti patologici e inquietanti quando a entrare surrettiziamente in scena è il guru Casaleggio. Parliamoci chiaro: ma che cosa ci rappresenta questo Casaleggio, perché non ci facciamo bastare Beppe Grillo, che è già di suo un leader in qualche modo straordinario, un vero e proprio trascinatore? Che senso ha questo ticket imposto al Movimento e soprattutto, tanto per dirla fuori dai denti: ci volete dire una volta per tutte in che cosa consiste il contributo di questo signore, quali idee straordinarie avrebbe portato avanti, da quale visione di società sarebbe assistito? Rileggetevi proprio l’interessante intervista del Fatto, quando le questioni si fanno delicate Casaleggio la butta in vacca, non sa proprio cosa dire.

Berlusconi (Forza Italia)

Molti (finti) liberali negli anni ci sono cascati. Ma come era possibile votare uno come Berlusconi ispirandosi ai principi sacri dell’economia e della società più evolute, quando sin da subito si è evidenziato un conflitto di interessi colossale? (E l’iscrizione alla P2 non era certamente un biglietto di presentazione confortante). Adesso Forza Italia è roba di retroguardia, roba da mercatino delle pulci.

Astensione

In questo momento decisamente la visione più liberale, che risponde a un assunto che nel mondo anglosassone è sacro: quando al mercato delle opzioni politiche non v’è nulla che ti soddisfi non votare è un dovere e un pienissimo diritto. Tanto che i governi spesso si determinano con percentuali minime e chi non vota è perfettamente consapevole che quelli che invece lo fanno decideranno anche per lui. Evviva la democrazia.