Una lettera con insulti e minacce al presidente del Senato Piero Grasso, alla moglie e ad altri familiari è stata bloccata e sequestrata dalla polizia nel centro meccanografico delle poste di Palermo. La missiva, firmata “I cittadini onesti di Palermo”, è lunga 4 pagine e secondo gli investigatori ha toni farneticanti. La busta conteneva un flaconcino con un liquido di colore giallo, che sarà sottoposto ad accertamenti scientifici, e la scritta “orange”. Non c’erano invece bossoli o frammenti di proiettili. E’ stata aperta un’inchiesta che viene coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Fici. In particolare si sta valutando la coincidenza temporale dell’arrivo della lettera con una dichiarazione di Grasso che proprio ieri aveva chiesto al Parlamento di fare la propria parte per l’accertamento delle verità sulle stragi terroristiche e mafiose. Per questo Grasso ha auspicato l’istituzione di una commissione di inchiesta con il “compito di rendere pubblici i documenti delle commissioni passate e continuare il lavoro d’inchiesta”.

Grasso, che in passato è stato oggetto di numerose intimidazioni da parte di Cosa Nostra che aveva progettato anche di ucciderlo con un attentato, martedì sera ha assistito al teatro Biondo di Palermo alla “prima” dello spettacolo Dopo il silenzio, tratto dal suo ultimo libro Liberi tutti. Un testo in gran parte autobiografico cui l’ex magistrato ricostruisce non solo il suo impegno nella lotta a Cosa Nostra ma anche l’attività svolta dalla moglie, Maria Fedele, (anche lei oggetto di minacce) che per oltre trent’anni anni ha insegnato nelle scuole “a rischio” di Palermo, nella diffusione della cultura della legalità. “Dobbiamo avere il coraggio – aveva detto – di guardarci indietro senza paura e senza omissioni, perché un Paese che nasconde e teme la propria storia è un Paese senza futuro”.

Sull’ipotesi che la lettera abbia un legame sulla proposta di una commissione stragi Grasso è cauto: “I fatti sono oggettivamente in successione cronologica, ma il rapporto causa-effetto è difficile da stabilire”. “Mi hanno riferito – ha spiegato Grasso – che nella lettera intercettata ci sono minacce a mia moglie e alla mia famiglia, addirittura si parla di acido lanciato in faccia e di cecchini appostati vicino alla mia casa in grado di colpire una moneta da un centesimo di euro”. “Non direi che la lettera al procuratore Grasso renda l’atmosfera al palazzo di giustizia più pesante – ha dichiarato il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo – Il livello di allerta è comunque massimo, ma questa intimidazione non è rivolta a un personaggio che lavora qui. Faremo tutti gli accertamenti necessari per capire la provenienza e il livello di attendibilità delle minacce”. A Grasso sono giunti i messaggi di solidarietà di parlamentari e esponenti del Pd, Udc e Sel oltre che dei vertici delle istituzioni siciliane.

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