In attesa sapere quale sarà il conto finale dell’operazione Alitalia, Poste Italiane torna a pagare il conto dell’avventura Mistral Air. La società pubblica che controlla il vettore fondato da Bud Spencer, secondo quanto riporta Repubblica è stata infatti costretta ad iniettare dieci milioni di capitali freschi nella compagnia, che funziona sostanzialmente da low cost per l’Opera pellegrinaggi, oltre ad occuparsi di trasporto merci/pacchi e trasferimento clandestini.

La ricapitalizzazione era del resto nell’aria per via delle perdite cumulate dalla società presieduta da Francesco Pizzo: Mistral Air ha infatti archiviato il 2013 con un rosso da 7,4 milioni (su un fatturato da 103 milioni) che si aggiungono agli otto milioni di euro bruciati nell’esercizio precedente. Certo poca cosa rispetto agli oltre 300 milioni di perdite stimate per l’Alitalia in cui le Poste Italiane, sotto la guida dell’ex ad Massimo Sarmi, hanno investito 75 milioni nell’ambito della ricapitalizzazione effettuata lo scorso dicembre. All’epoca Sarmi spiegò come proprio le potenziali sinergie fra Alitalia e Mistral Air rappresentavano un buon motivo industriale per partecipare alla ricapitalizzazione della compagnia guidata da Gabriele Del Torchio. E, sosteneva, testimoniavano davanti a Bruxelles che l’investimento di Poste nell’Alitalia non era un aiuto di Stato mascherato.

Mistral Air è stata dunque un tassello essenziale del mosaico costruito dall’ex premier Enrico Letta e dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi per salvare Alitalia dal collasso. Dopo la ricapitalizzazione però per completare il salvataggio sarebbe dovuto arrivare l’accordo con la compagnia di Abu Dhabi, Etihad, con nuova liquidità per circa 500 milioni. Ma ad oggi l’intesa non c’è. E così le perdite di Mistral Air rischiano di essere solo un piccolo indizio di quanto le Poste potrebbero rimetterci nel caso in cui non si trovasse la quadra del cerchio sull’Alitalia.

La Mistral riveste in teoria un ruolo chiave nell’ottica dell’alleanza con Alitalia e la sua semplice esistenza è stato ritenuto motivo sufficiente per valutare come strategico l’ingresso nelle poste dell’aerolinea guidata da Roberto Colaninno. In realtà a novembre scorso Alitalia era sull’orlo del fallimento. E senza i 75 milioni versati dalle Poste (parte di un aumento di capitale da 200 milioni di cui un centinaio versati dalle banche) l’azienda sarebbe stata costretta a portare i libri in tribunale. Mistral, secondo i piani, dovrebbe diventare l’ennesima costola low-cost del nuovo partner. In flotta ha sette aerei e oltre al servizio cargo per le Poste e per clienti terzi, si è scavata una nicchia di mercato operando sul mercato dei pellegrinaggi.