I movimenti ecclesiali e Papa Francesco. Da Comunione e liberazione, con due esponenti di spicco nel governo di Enrico Letta, i ministri Maurizio Lupi e Mario Mauro, alla Comunità di Sant’Egidio, fondata dall’ex ministro Andrea Riccardi: chi sale e chi scende in Vaticano con Papa Francesco che li ha convocati tutti in piazza San Pietro, stamane, per la Messa di Pentecoste.

“Quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi – ha spiegato Bergoglio ai rappresentati dei movimenti – portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione”. Bisogna “camminare insieme nella Chiesa, guidati dai pastori, che hanno uno speciale carisma e ministero”. “L’ecclesialità – ha spiegato ancora il Papa – è una caratteristica fondamentale per ogni cristiano, per ogni comunità, per ogni movimento. È la Chiesa che mi porta Cristo e mi porta a Cristo; i cammini paralleli sono pericolosi! Quando ci si avventura andando oltre la dottrina e la comunità ecclesiale e non si rimane in esse, non si è uniti al Dio di Gesù Cristo”.

È indubbio affermare che l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio era molto vicino alla Comunità di Sant’Egidio. Nella sua arcidiocesi di Buenos Aires ogni anno presiedeva la Messa per l’anniversario della nascita del movimento fondato da Riccardi. “Uomini dediti al martirio della pazienza” e “artigiani della pacificazione”, definì, nel 2008, i membri della comunità. “Per quarant’anni – aggiunse il futuro Papa – questa pazienza ha dato frutti di pace, frutti di vicinanza, frutti di nuovi passi in guerre molto cruente, direi quasi genocidi tribali, instaurando la pace. Fedeli che ascoltano la parola di Dio – li definì ancora Bergoglio nel volume “Solo l’amore ci può salvare” pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana – che cantano le preghiere, che si nutrono del Vangelo, per essere gli artigiani della carità, dell’amore, della vicinanza, per progredire e servire nel martirio della pazienza”.

Sarà interessante vedere quale ruolo assumerà nel pontificato di Papa Francesco “l’Onu di Trastevere”, da sempre accusata, anche all’interno della Chiesa e in particolar modo sotto il regno di Benedetto XVI, di condurre, tra Stati e confessioni religiose, un’opera di mediazione parallela a quella della Santa Sede, bypassando completamente i dicasteri vaticani. La benedizione di Giovanni Paolo II per gli uomini di Riccardi era piena, quella di Benedetto XVI non proprio. Con Francesco c’è chi immagina che i rapporti tra la Comunità di Sant’Egidio e il Vaticano possano tornare allo “splendore” wojtyliano. Soprattutto dopo il fallimentare esito all’elezioni politiche italiane degli uomini di Riccardi, che si sono schierati accanto all’ex premier Mario Monti. Eppure, nonostante la debacle elettorale, il portavoce della comunità, Mario Marazziti, oggi siede nei banchi di Montecitorio.

Sorte decisamente migliore per il suo compagno di partito ma non di movimento Mario Mauro. Dopo essere passato dai fedelissimi di Silvio Berlusconi ai sostenitori di Monti, il ciellino pugliese cresciuto accanto a Roberto Formigoni oggi guida il ministero della Difesa. Se in politica la fortuna di Cl è stata notevole, non si può dire altrettanto in campo ecclesiale. L’arcivescovo di Milano Angelo Scola poteva essere il primo Papa ciellino della storia della Chiesa. Figlio spirituale di don Luigi Giussani, fondatore di Cl, il porporato ambrosiano è stato a un passo dalla fumata bianca. Favoritissimo alla vigilia del conclave, la sua non elezione è una bocciatura anche al movimento di cui, volente o nolente, Scola è uno dei maggiori rappresentanti. Ed è facile immaginare che i rapporti tra Cl e Papa Francesco non saranno assai calorosi. A dire il vero anche con Benedetto XVI, che non aveva alcuna preclusione verso i figli di don Giussani, non ci fu grande sintonia. Il Pontefice tedesco, destando non poco stupore, non accettò l’invito a intervenire all’annuale meeting ciellino di Rimini nell’estate 2012, nel trentesimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II. Sembra addirittura che per la presenza del Papa all’evento più importante del movimento si fosse speso invano anche il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Tra i movimenti ecclesiali che sono stati in forte ascesa con il Papa tedesco c’è sicuramente il Cammino neocatecumenale fondato dal pittore spagnolo Kiko Argüello. Sotto il regno di Benedetto XVI, nel 2008, il movimento ha ottenuto l’approvazione definitiva dello statuto dal Pontificio Consiglio per i Laici e nel 2010, da parte dello stesso dicastero vaticano, il placet per il “Direttorio catechetico”. Papa Francesco condivide moltissimi aspetti del cammino in particolare la missio ad gentes ovvero l’impegno per l’evangelizzazione dei Paesi che ancora non conoscono il messaggio cristiano. C’è grande sintonia tra la preoccupazione di Bergoglio di uscire dalle sagrestie per andare verso le “periferie dell’esistenza” e l’impegno missionario degli uomini di Kiko. È questo, infatti, l’invito che Francesco sta continuamente facendo ai vescovi e ai sacerdoti di tutto il mondo nei suoi interventi in questi primi due mesi di pontificato.

Il Papa argentino è decisamente favorevole ai movimenti ecclesiali, ma non ama i cristiani “inamidati”, quelli che egli stesso definisce “di buone maniere, ma con cattive abitudini”. “Una volta – raccontò Bergoglio – mi si avvicinò un uomo che mi disse: ‘Io sono molto cattolico, padre, faccio parte di questa associazione e di quell’altra’. ‘Dimmi – replicò il futuro Papa – hai domestici a casa?’ ‘Sì, padre’. ‘E li paghi normalmente o in nero?’ ‘Va bene, padre, se uno si mette a fare tali domande, è chiaro…'”.

Twitter: @FrancescoGrana