Come ribaltare una bocciatura tecnica con una nuova strategia di lobbying politica in 21 mosse, tante quante sono le diapositive che hanno illustrato la relazione tenuta a Baar, nel cuore della Svizzera, da Giampaolo Russo, country manager per l’Italia di Tap, Trans Adriatica Pipeline, il consorzio che vuole portare con i propri tubi il metano dall’Azerbaijan all’Italia, con sbarco in Puglia, attraverso il Southern gas corridor (Sgc), il corridoio meridionale.

L’ANTEFATTO. Tap, la società costituita da British Petrolium (20%), dagli azeri di Socar (20%), dai norvegesi di Statoil (20%), dai belgi di Fluxys (16%), dai francesi di Total (10%), dai tedeschi di E.On (9%) e dagli svizzeri di Axpo (5%), presenta il progetto dell’Sgc. Il tratto finale prevede lo sbarco sulla spiaggia di San Foca, comune di Melendugno, zona turistica vicina ad aree protette. Le popolazioni protestano, nascono comitati, i sindaci si oppongono. A fine 2013 gli anti-Tap ottengono una vittoria: i tecnici della Regione Puglia bocciano il progetto per il forte impatto ambientale.

IL MEETING. Il 14 febbraio scorso, nella sede di Tap a Baar, Svizzera centrale, cantone di Zurigo, Russo convoca gli alti manager delle società coinvolte per decidere la strategia di risposta allo stop. I preliminari sono veloci. Già la quarta diapositiva titola: “Political Action”. Subito si entra nel political game che coinvolge le istituzioni nazionali, attori internazionali e società attive sul mercato del gas.

Lo scenario vede, secondo Russo, un Parlamento e un governo, quelli italiani, weak , deboli, un ministro dello Sviluppo economico, a febbraio ancora Flavio Zanonato, “influenzato dagli incumbents”, i concorrenti intenti a manovre anti-Tap. I nomi non si fanno, ma tutti sanno che chi gufa sono Eni, principale importatore di gas in Italia, ed Edison, capofila francese del consorzio sconfitto, che doveva portare il gas azero in Puglia, sbarcando nella più ovvia zona industriale di Brindisi. Poi c’è un ministro degli Esteri – allora Emma Bonino – che “supporta con forza il progetto Tap”. Bisogna sottolineare, sostiene Russo, il ruolo di Sgc nello scenario geostrategico internazionale e contrastare gli interessi “dei nemici invisibili e la loro influenza sulla politica italiana”. E così abbiamo anche il complotto a giustificare il flop di Russo e della sua squadra, che restano in sella nonostante la sconfitta. Viene silurata solo l’agenzia di comunicazione.

L’AUTOCRITICA. La diapositiva 6 è chiara: “Wrong way”, strada sbagliata. “Abbiamo privilegiato le questioni tecniche su quelle politiche”. “Non siamo riusciti a contrastare gli strumenti non convenzionali dei concorrenti”. “Gli studi a tavolino e top- down (dall’alto) non hanno coinvolto i protagonisti locali”. “Non si è realizzata nessuna attività di comunicazione per dare grande visibilità a Tap”. Nessuna autocritica sul luogo scelto per lo sbarco del gasdotto, una spiaggia turistica con impatto inevitabile sull’ambiente e sull’economia locale.

LA POLITICA. “Bisogna chiarire che la politica italiana sarà responsabile in caso di fallimento del corridoio meridionale”. E ancora: la politica deve misurarsi con il quadro “economico-strategico in una prospettiva internazionale”. Insomma bisogna far pesare il quadro energetico internazionale dentro l’operazione di lobbying sui politici italiani. Sono previsti interventi dei governi stranieri su quello italiano e pressioni dell’Ue. Intanto bisogna “neutralizzare gli interessi negativi dei competitori”, agendo a tutti i livelli: internazionale, nazionale, regionale e locale. E ottenere le autorizzazioni dai ministeri dell’Ambiente, dei Beni culturali e dello Sviluppo economico, scavalcando così il no della Regione Puglia.

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 9 aprile 2014