Dopo le mappe del rischio sismico e di quello idrogeologico, ecco pronta quella della “pericolosità fiscale“. A disegnarla è l’Agenzia delle Entrate, che divide l’Italia in otto aree a seconda del rischio di evasione e le battezza con nomi suggestivi, da Pericolo totale” a “Stanno tutti bene” passando per “Niente da dichiarare” (aree, queste ultime, a basso sviluppo e alta evasione), “Rischiose abitudini” e “Non siamo angeli”, quest’ultima con un tasso di pericolosità fiscale intermedio ma non ottimale. Lo studio, che il Fisco ha condotto partendo da 245 variabili raccolte da fonti ufficiali e individuandone 36 poi utilizzate nel calcolo, non conta i residenti. Ma basta sovrapporre alla mappa i dati dell’Istat per scoprire che 11,2 milioni di italiani vivono in province ad alta pericolosità mentre 23,3 milioni abitano in zone dove il rischio evasione è contenuto. Seguono 9,4 milioni di cittadini a rischio medio alto, tra cui quelli delle aree metropolitane di Roma e Milano. 

Sono i residenti di Roma e Milano (zona “Metropolis”) e quelli della zona “Niente da dichiarare” (province di Rieti, Avellino, Benevento, Isernia, Campobasso, Potenza, Matera, Enna, Nuoro e Oristano) quelli maggiormente nel mirino del fisco: queste due aree sono responsabili della fetta più ampia del famigerato “tax gap“, i 90 miliardi di divario tra quello che il fisco dovrebbe incassare e quello che raccoglie concretamente. Un buco che le attività di controllo e i blitz degli uomini di Attilio Befera non riescono a riempire: nel 2013, come ha ricordato pochi giorni fa in audizione al Senato lo stesso direttore dell’agenzia, le somme recuperate sono ammontate a “soli” 13,1 miliardi di euro.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ci sono 23,3 milioni di cittadini che abitano in province che il fisco considera tranquille: sono il gruppo “Industriale” e “Stanno tutti bene”, nelle quali la pericolosità fiscale è bassissima, così come il rischio sociale: in ordine alfabetico spaziano da Aosta a Udine e sono in gran parte città del centro nord lontane dai grandi centri.

Sono sette le dimensioni indagate dallo studio dell’agenzia: dalla pericolosità sociale al tenore di vita, dalla struttura produttiva all’accesso a servizi tecnologici, fino alla presenza di infrastrutture. La mappa, il cui obiettivo finale, naturalmente, è migliorare i risultati e l’efficienza del recupero fiscale, verrà utilizzata anche per dosare meglio le forze della lotta all’evasione e valutarne in modo più scientifico i risultati. Una delle slide, infatti, informa che nella valutazione dell’efficienza delle direzioni provinciali dell’Agenzia si terrà conto anche del confronto con le altre direzioni del ‘cluster’ (gruppo) di appartenenza.