“Siamo d’accordo con il premier che la musica debba cambiare. Vorremmo scrivere insieme un pezzo dello spartito: vogliamo un Senato che non sia solo una conferenza Stato-Regioni, povera di poteri, ma che sia realmente una seconda Camera“. Così il senatore del Pd Francesco Russo, uno dei 25 democratici che in questi giorni ha lanciato un appello per modificare la riforma di Palazzo Madama presentata dal governo Renzi, stempera i toni dei proclami battaglieri di ieri e oggi utilizza toni più sfumati per commentare le riforme. Ma secondo Russo, il premier Renzi non farà tutto da solo. “Ci sono margini per una trattativa – spiega – come ha garantito anche il ministro Boschi in commissione Affari costituzionali“. “Renzi – aggiunge il senatore – fa bene a dire che se le cose non si fanno in fretta lui si dimette, noi però diciamo anche che siamo disponibili a dimetterci se le cose non si fanno bene”. Ma se il presidente del Consiglio dovesse presentare la riforma del Senato senza ascoltare le vostre proposte, la voterete? “Abbiamo sempre trovato una sintesi, – garantisce l’onorevole lettiano – il Partito democratico non metterà in difficoltà il suo premier”  di Tommaso Rodano