Non se la passa bene il Pd provinciale di Milano. E la colpa è dei suoi iscritti. Nei bilanci dal 2008 al 2012, l’ultimo disponibile, si sono infatti via via accumulati ammanchi per almeno 300mila euro. Tutto denaro che non è entrato come avrebbe dovuto grazie ai versamenti di chi è stato eletto a cariche pubbliche. Tra inadempienti e ritardatari ci sono diversi inquilini di Palazzo Marino. Un ex di lusso, come Filippo Penati. E soprattutto alcuni parlamentari, come l’ex ministro Tiziano Treu e l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria.

I contributi degli iscritti, dovuti in base a statuto, regolamento finanziario e codice etico, sono una fonte importante di finanziamento per il partito. Eppure molti pagamenti arrivano in ritardo. O, peggio, non arrivano proprio. E quello del capoluogo lombardo non è certo un caso isolato. Se ne sono accorti l’estate scorsa Luigi Berlinguer, Antonio Misiani e Davide Zoggia, in quel momento presidente della commissione nazionale di garanzia, tesoriere e responsabile dell’organizzazione nazionale. I tre tra giugno e luglio hanno inviato due missive a tutte le sezioni locali del Pd. Per chiedere di intervenire e segnalare entro il 15 settembre chi non aveva versato i contributi.

‘Morosi’ democratici, come tenersi in tasca i contributi dovuti al partito

Le parole di Berlinguer, Misiani e Zoggia sono rimaste inascoltate. Per evitare di provocare una serie di espulsioni di massa, in provincia di Milano la questione è stata insabbiata. Qui alcuni parlamentari della scorsa legislatura non hanno mai versato i 1.200 euro mensili richiesti dalla federazione provinciale a chi è stato eletto in zona: Tiziano Treu, Roberto Zaccaria, Lino Duilio, Francesco Monaco, Linda Lanzillotta e Pierluigi Mantini, questi ultimi due usciti dal gruppo democratico nel corso del 2009. Anche sui 50mila euro richiesti dal provinciale ai deputati per la candidatura i conti non tornano: Duilio ne ha versati 30mila, Lanzillotta e Mantini 10mila, Zaccaria zero. Diversa la situazione dell’ex senatore Umberto Veronesi e dell’ex deputato Furio Colombo, editorialista del Fatto Quotidiano, il quale per la candidatura ha dato 1.500 euro: entrambi non hanno effettuato i versamenti mensili al Pd milanese, ma non avevano obblighi in quanto non iscritti al partito.

Degli altri, ognuno ha la sua motivazione. Zaccaria sostiene che “il contributo è su base volontaria. E il partito non mi ha mai restituito i 100mila euro che ho speso per la campagna elettorale del 2004, in cui ero candidato nello stesso collegio di Bossi, un collegio difficile”. Duilio dice di avere speso di tasca propria più soldi di quelli ricevuti con il rimborso dei deputati per l’attività politica, visto che ha aperto un ufficio territoriale a Carugate per stare vicino agli elettori. Treu invece a ilfattoquotidiano.it risponde: “Nessuno mi ha mai avvisato. Se mi chiedono quei soldi li verso subito”. Eppure Treu, Duilio e Zaccaria già a inizio 2013 vengono segnalati alla commissione nazionale di garanzia dai garanti provinciali, ovvero dal primo grado della giustizia interna al partito.

Nella segnalazione si parla anche, senza nominarli, di altri parlamentari che “hanno fatto accordi con il segretario nazionale e/o provinciale finalizzati a essere esentati dal versamento della quota mensile”. Ma l’esistenza di tali accordi viene smentita dai garanti nazionali in una email successiva. Sulle inadempienze riscontrate, però, nessuno interviene. Nonostante in una nota interna del 2012 del Pd provinciale si legga che “alcune cariche parlamentari non hanno mai rispettato” quanto stabilito dal regolamento. E ancora: “I mancati versamenti ammontano a una cifra di 415mila euro, nel periodo 2008-2011 (dall’inizio della legislatura ad oggi)”. Non poco, visto che le entrate, grazie soprattutto ai tesseramenti, variano di anno in anno da 700mila a 1,1 milioni di euro. Per recuperare una parte dell’ammanco, nel bilancio del 2012 vengono iscritti crediti verso il Pd nazionale per 123.500 euro, ovvero “i mancati introiti delle spettanze dovute, riferiti all’accordo delle elezioni 2008 e spesati nel bilancio 2012”. Se da Roma non pagano, insomma, i soldi ce li andiamo a prendere noi a Roma. Questa la linea che passa al provinciale di Milano.

Anche con la nuova legislatura romana, però, qualcosa non torna. O quantomeno nel 2013 si registrano diversi ritardi nei pagamenti: secondo i dati aggiornati a ottobre 2013, a fronte degli oltre 7mila euro versati fino a quel momento da Emanuele Fiano e Barbara Pollastrini, alcuni parlamentari hanno contribuito con somme inferiori, come Paolo Cova, Simona Malpezzi, Lia Quartapelle e Franco Mirabelli (4.800 euro a testa), Francesco Laforgia (3.600 euro), Vinicio Peluffo (2.780 euro), Daniela Gasparini (2.400 euro). Mentre risultano nulli i versamenti di Francesco Monaco e Roberto Cociancich.

Ma non tutto il male viene dalla capitale. Le incongruenze riscontrate nel 2013 sui versamenti degli anni precedenti riguardano anche i due eurodeputati eletti a Milano, Antonio Panzeri e Patrizia Toia. In una tabella relativa al periodo 2011-2012, preparata dalla tesoriere provinciale Fabrizio Vangelista e aggiornata a giugno 2013, una nota evidenzia che “il corrispettivo dell’importo dovuto dai due parlamentari europei è stato corrisposto in servizi (due stagisti) in servizio presso la federazione milanese del Pd”. Due stagisti, a cui sarebbero quindi stati riconosciuti 1.200 euro al mese. Fortunati loro, visti i tempi di crisi. Ma negli uffici della federazione milanese oggi hanno difficoltà a indicare con certezza chi siano.

Per l’allora consigliere regionale Franco Mirabelli, oggi al Senato, anziché versamenti per 800 euro al mese, come spetta agli inquilini del Pirellone, vengono segnati per tutto il 2011 e il 2012 2mila euro, con l’aggiunta di una nota: “Ha corrisposto (sta corrispondendo) l’emolumento previsto al circolo di San Giuliano Milanese per coprire le spese delle elezioni comunali 2011 dopo un accordo con il tesoriere Vangelista”. Nessun versamento è invece pervenuto dall’ex consigliere Filippo Penati, prima che uscisse dal gruppo del Pd in seguito alle inchieste sul sistema Sesto.

Qui Palazzo Marino, dai che ritardiamo un po’

Alle inadempienze dei parlamentari si aggiungono per il 2011, 2012 e parte del 2013 anche le mancanze e i ritardi di alcuni assessori e diversi consiglieri comunali del Pd entrati a Palazzo Marino dopo il successo di Giuliano Pisapia. I 20 consiglieri dovrebbero versare il 10% di quanto incassato grazie ai gettoni di presenza in aula e in commissione: circa 16mila euro all’anno per i più assidui. Ma la tabella del giugno 2013 su 2011 e 2012 è poco più di una fila di caselle vuote. Hanno versato qualcosa solo Roberto Biscardini (1.093 euro), Paola Bocci (41 euro), Francesco De Lisi (684 euro), Carlo Monguzzi (1.664 euro) e Mattia Stanzani (498 euro). Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. Ma ancora oggi solo metà dei consiglieri effettua versamenti regolari.

Il 10% della loro indennità dovrebbero versarlo anche gli assessori. Per il 2011-2012, sempre nelle tabelle aggiornate a giugno 2013, a Maria Grazia Guida vengono segnati 7.487 euro, a Marco Granelli 6.884 euro. Un bel po’ in meno, 1.800 euro, a Stefano Boeri, che però aveva un accordo con la tesoreria per iniziare a pagare i contributi da luglio 2012, una volta esaurito il credito vantato verso il Pd per le spese sostenute personalmente per la campagna elettorale. La caselle di Pierfrancesco Maran indicano per il biennio 1.775 euro, mentre sono vuote quelle di Pierfrancesco Majorino. Per i due una nota informa: “Il corrispettivo dell’importo dovuto verrà concordato con un piano di rientro insieme al tesoriere Fabrizio Vangelista”. A ilfattoquotidiano.it Majorino spiega di avere dilazionato i versamenti in accordo con il tesoriere, di avere versato nel frattempo parte delle somme dovute e assicura che il rientro completo avverrà entro la fine del 2014. Maran dice di avere sempre devoluto “al Pd nelle sue varie forme, come indicato in dichiarazione dei redditi” l’equivalente del 10% di quanto incassato nel ruolo di assessore. E sui soldi in meno al provinciale? “Non ho mai versato meno di quanto mi sia stato chiesto”, taglia corto.

Fuori i nomi! O è meglio insabbiare tutto?

Come richiesto da Berlinguer, Misiani e Zoggia, a settembre la commissione di garanzia provinciale in carica prima dell’era Renzi invia ai garanti nazionali tutte le tabelle fornite dalla tesoreria con i contributi mancanti, ma in un’email la presidente Paola Ferri parla genericamente di versamenti “in regola” o “in via concordata di definizione”. Nessuna segnalazione né sui big di Roma, né sugli amministratori locali.

La pillola viene addolcita e la questione insabbiata, come del resto è successo per il caso di Pantigliate, il piccolo comune a sud est di Milano dove il coordinamento del circolo si è rifiutato di dare la tessera al sindaco, a un assessore e a un consigliere perché inadempienti con i contributi, salvo poi venire commissariato dalla nuova segreteria provinciale di stampo renziano. Una vicenda di cui ilfattoquotidiano.it si è già occupato

Che sulla questione dei contributi sia meglio stare zitti, del resto, lo dimostra un altro particolare. La white list che era stata pubblicata nel 2012 sul sito del Pd milanese con l’elenco di chi aveva sostenuto economicamente il partito, in homepage oggi non è più linkata. Eppure era un tentativo, seppure molto timido, di trasparenza verso militanti ed elettori. Certo, nessuna cifra era indicata esplicitamente. Ma almeno dalla lista dei buoni, con un po’ di impegno, si poteva risalire a quella dei cattivi.

Fare rispettare le regole? I garanti milanesi dicono no, ma si spaccano

I garanti provinciali, come detto, non inviano informazioni precise sugli inadempienti a quelli nazionali. Ed evitano pure di prendere provvedimenti. Ma la commissione al suo interno si spacca, con uno scambio di email che dimostra tutta la durezza dello scontro. “Se non riusciamo a far rispettare certe norme statutarie forse le norme medesime sono inattuabili – scrive a settembre la Ferri -. E questo lo valuterei prima dell’applicazione dell’articolo che prevede, in pratica, l’espulsione. Espelliamo o per usare un eufemismo, cancelliamo dall’albo degli iscritti, tutti i consiglieri, gli assessori e gli eletti nel provinciale?”. La posizione però non viene condivisa da alcuni membri della commissione che nelle email si lamentano delle difficoltà di ricevere dall’allora tesoriere Vangelista dati aggiornati e comprensibili sui versamenti degli eletti. Sostengono che “rispondere alle istanze di attenzione a questi temi che non vengono solo dalla gente diventa un imperativo categorico nel momento in cui milioni di persone non hanno lo stipendio e noi chiediamo loro di finanziare la democrazia in modo trasparente”. E ricordano una cosa semplice semplice: che se le regole ci sono, forse è bene farle rispettare.

Twitter: @gigi_gno