A volerla leggere politicamente si potrebbe dire: la nuova segreteria a guida renziana del Pd della provincia di Milano ha commissariato il circolo del paesino dove era forte Cuperlo. Ma dietro a quello che sta accadendo a Pantigliate, comune a sud est del capoluogo lombardo, c’è soprattutto una questione di regolamenti. Quello sul tesseramento del Pd, all’articolo 14, recita: “Per gli eletti nelle istituzioni presupposto al rilascio della tessera è l’avvenuto adempimento degli obblighi di contribuzione al partito previsti dai regolamenti finanziari dei diversi livelli”.

E il regolamento finanziario provinciale impone agli iscritti versamenti mensili “pari almeno al 10% dell’indennità e compenso netto percepito” grazie all’incarico pubblico ricoperto. Sembra chiaro, ma nel circolo di Pantigliate queste parole hanno causato il finimondo. Per la serie: le regole ci sono, ma è più facile non farle rispettare. Tra chi da anni non versa i contributi ci sono infatti il sindaco, Lidia Maria Rozzoni, l’assessore alle Politiche sociali, Anny Pacciarini, e il capogruppo in consiglio comunale, Lorenzo Miglioli, che è anche membro dell’assemblea nazionale in quota Renzi. Tutti e tre vengono eletti nel 2009 all’interno di una lista civica appoggiata dal loro partito, il Pd appunto.

Quando nel 2013 chiedono il rinnovo della tessera, si sentono dire di no dal coordinamento di circolo, oggi commissariato, di cui fanno parte tra gli altri il segretario Francesco Semeraro e il tesoriere Marco Cabiddu, che contestano loro un debito complessivo di oltre 12mila euro. Del resto, oltre al regolamento sul tesseramento e al regolamento finanziario, anche lo statuto nazionale del Pd, quello regionale e il codice etico impongono agli eletti di effettuare i versamenti. La questione è particolarmente sentita anche a livello nazionale, nel momento in cui l’anno scorso il governo Letta promette di tagliare il finanziamento pubblico ai partiti.

A giugno intervengono infatti l’allora tesoriere nazionale del Pd Antonio Misiani e l’allora presidente della commissione nazionale di garanzia Luigi Berlinguer, che in una comunicazione a tutte le segreterie provinciali d’Italia richiamano l’attenzione sulla necessità di fare rispettare l’obbligo. La missiva viene inviata “a seguito di diverse segnalazioni pervenute dal territorio in merito al mancato o irregolare versamento dei contributi previsti dalle norme statuarie e regolamentari” e “a seguito della notevole riduzione dei finanziamenti pubblici ai partiti”.

Insomma, come si tira avanti se neppure gli iscritti contribuiscono come dovrebbero? La lettera di Misiani e Berlinguer in quel di Pantigliate non porta a nulla. La disputa non si risolve, nonostante già da gennaio 2013 ne sia stata investita la commissione di garanzia provinciale, una sorta di primo grado della giustizia interna al partito. L’organo non prende alcuna decisione per diversi mesi, prima di chiedere l’intervento della commissione di garanzia di livello superiore, ovvero quella regionale. Ma anche da lì, nessuna risposta è ancora arrivata. Nel frattempo a ottobre la tessera viene concessa ai tre ‘morosi’ da Roberto Cornelli, in quel momento segretario del Pd della provincia di Milano.

Ma i coordinatori del circolo di Pantigliate contestano la decisione, perché ritengono che l’organismo titolato a decidere sui tesseramenti sia il circolo. Lo scontro va avanti. A fine ottobre il congresso di circolo, che dovrebbe rinnovarne i vertici, è infuocato: chi vuol consentire a Rozzoni, Pacciarini e Miglioli di votare si scontra con chi ritiene non valida la loro tessera. Alla fine tre quarti dei presenti votano per rinviare il congresso a data da destinarsi. Pantigliate però ha un problema in più: nella prossima primavera si terranno le amministrative. Non si può andare ad elezioni così, ritiene il neo segretario della provincia di Milano, il renziano Pietro Bussolati. Che il 24 gennaio scorso firma una delibera di commissariamento del circolo in cui si fa riferimento a un articolo dello statuto nazionale.

Tutto finito? Niente affatto. La maggioranza del coordinamento di circolo non ci sta. Secondo il tesoriere Cabiddu, che cita anche lui lo statuto nazionale e quello regionale, la segreteria provinciale non ha alcuna facoltà di usare poteri sostitutivi, quali sono la nomina di un commissario, che rimane in capo al segretario nazionale e all’assemblea regionale. Inoltre il parere favorevole alla delibera del consiglio dei garanti provinciale, obbligatorio ma non vincolante, è successivo alla delibera stessa. E ancora: “Come si fa a essere puniti per aver fatto rispettare le regole? – si chiedono i vertici Pd di Pantigliate – L’unica causa dello stallo sono le tessere irregolarmente distribuite dagli organi esecutivi provinciali. Gli stessi che ora ci hanno commissariato”. Nonostante le proteste, a Pantigliate arriva il commissario Carmine Pacente.

Mercoledì scorso la prima riunione. Al fianco di Pacente partecipa Claudio Venghi, tesoriere provinciale e vice sindaco di Rosate, che ammette di non avere effettuato neppure lui alcun versamento al partito, così come il suo sindaco: “C’è un problema di interpretazione delle regole – sostiene -. In un caso come il nostro, in cui un iscritto al Pd è eletto all’interno di una lista civica, sul finanziamento vale l’accordo preso con il circolo. Non c’è obbligatorietà secca di versare il 10%. L’interpretazione delle regole passa poi attraverso il tipo di indennità percepita e il tipo di lavoro che si ha”.

Insomma, molti amministratori locali guadagnano meno di quando non ricoprivano alcuna carica pubblica. E una volta eletti non versano i contributi al partito, nonostante nei regolamenti si faccia riferimento esplicito all’obbligo per gli iscritti. “Quella di Pantigliate non è l’unico caso di questo tipo – spiega a ilfattoquotidiano.it Bussolati -. E’ tutto da vedere se il regolamento finanziario del Pd possa essere applicato agli eletti in una lista civica e va tenuto conto che chi fa il sindaco economicamente ci perde rispetto a quando aveva un lavoro a tempo pieno. Come segreteria stiamo lavorando a un nuovo regolamento finanziario. Per quanto riguarda il commissariamento non c’è stato alcun intento punitivo, vogliamo solo arrivare a una conciliazione”. Parole che però non chiudono una vicenda che ora potrebbe finire in tribunale.

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