L’interessante articolo “Il Ministro Orlando: Provenzano ancora boss, altri due anni al 41 bis” di Miriam Cuccu mi offre la possibilità di riproporre il problema del regime carcerario 41 bis che, come citato nel titolo dell’articolo appena nominato, è stato pochi giorni fa prorogato al Capo mafia dal Ministro Orlando.

Bene ha fatto il Ministro a rinnovare questa misura. Ma ciò che continua a risultare sconcertante è invece che la revoca del carcere duro sia avvenuta in questi anni per soggetti di altrettanto spessore mafioso, e che nessuno abbia mai mosso un dito. Ultimo esempio quello di Aldo Ercolano, reggente della famiglia mafiosa di Catania. Caso esemplare, ma non l’unico.

E’ per questo motivo che, mentre controbattiamo punto per punto alle richieste di abolizione del 41 bis al Capo di cosa nostra, chiediamo altresì un cambiamento della norma.

I magistrati di Firenze, Palermo e Caltanissetta, ligi al dovere, hanno seguito le direttive della norma che indica come non sia possibile far restare al 41 bis chi non è più nelle condizioni di contattare l’esterno del carcere. Vedi Provenzano, vista la seria malattia che lo perseguita.

Perché sussisterebbero differenze fra caso e caso, come messo in rilievo da Miriam Cuccu?

Noi conosciamo molto bene tutte le diatribe che hanno tenuto banco in questi venti anni sul 41 bis. Abbiamo perso i figli in nome e per conto dell’annullamento del 41 bis, oggetto di tragica trattativa fra Stato e mafia. Ed è per questo motivo che crediamo fortemente che il 41 bis sia un argomento spinosissimo, al punto di far cadere i governi di questo paese.

Quando un caso “eclatante” come quello di Bernardo Provenzano torna alla ribalta, ci sono quelli come noi che puntano i piedi e strepitano: l’attenzione del governo sembra, in questi casi, diventare prioritaria. Se ad uscire dal 41bis sono invece soggetti definiti “minori”, che magari sfuggono all’attenzione delle vittime interessate, in questi casi allora l’attenzione del governo appare più timida, più fievole, ed il sistema abolisce il regime di carcere duro alla mafia, e la mafia che assiste all’ammorbidimento, ed è “contenta”. La classica politica del colpo al cerchio ed alla botte, quindi, per portare avanti una situazione gravissima e altalenante per la giustizia.

La legge deve prevedere il regime di carcere duro “41 bis” per sempre, senza se e senza ma, per quei mafiosi che non si pentono e che contribuiscono allo disfacimento dello Stato.

Non vanno più messi i Guardasigilli davanti a scelte meramente politiche, se convenga o meno far cadere il governo in quel momento; la mafia divora ogni anno la vita dei cittadini italiani defraudandoli dei capitali che diventano mafiosi ogni giorno. I colori politici non c’entrano più, quello che c’entra è la volontà di dire basta a cosa nostra.