Nella Casa di reclusione di Rebibbia ci sono attualmente 288 detenuti, cui vanno sommati circa 40 tra semi-liberi e “art. 21” (lavoro esterno) che rientrano giornalmente nella VI sezione. Il sovraffollamento generale degli ultimi anni ha fatto sì che i “cameroni” (dai 16 ai 30 mq), una volta utilizzati per la socialità e per permettere di cucinare la cena a una certa distanza dalle celle dove si deve dormire, sono stati stipati di decine di carcerati provenienti da altri istituti in attesa che gli venga assegnata una stanza singola.

A parte questo, la “popolazione detenuta” è storicamente piuttosto stabile e non è mai stata intaccata dai tanti provvedimenti tipo “indultini” e “svuota carceri”. L’unico ad avere un impatto ragguardevole è stato l’indulto del 2006, quando le presenze si ridussero di oltre la metà. Non essendo stata varata alcuna riforma strutturale, nel giro di pochi anni si tornò esattamente alla situazione di prima. Nel 2011 si era intorno ai 220-230 detenuti e negli ultimi due anni c’è stata l’impennata di circa 100 unità.

Nel frattempo l’organico degli uffici, degli operatori e soprattutto della Polizia penitenziaria ha continuato a subire riduzioni. Ed è anche per questo, oltre che per cronica mancanza di fondi, che la II sezione del carcere non è mai stata aperta nonostante i lavori di rimodernamento effettuati.

Se questa, frutto della mia osservazione diretta, è la situazione di Rebibbia, che tra l’altro è sempre stata considerata una delle poche isole felici del devastato panorama carcerario nazionale, non c’è alcuna ragione di ritenere che a livello generale le cose vadano molto diversamente. Dai dati del D.A.P. si evince che il numero di detenuti è sempre stato al di sopra dei 65 mila. Dopo il crollo del 2006, in un paio di anni si è tornati a quote che tutti gli osservatori nazionali e internazionali definiscono sovraffollamento. La capienza regolamentare infatti è sempre stata indicata in 41 mila posti (salvo il ministro Severino che parlò di 37 mila, avendo notato alcune disfunzioni che in effetti sono ben radicate nella maggior parte dei penitenziari).

Tra meno di due mesi l’Italia rischia di pagare sanzioni pesantissime alla Corte europea di Strasburgo per il trattamento disumano dei detenuti, cui è negato il diritto a 7 mq per “vivere”. Il Ministro della Giustizia si precipita a indicare dati di dubbia fondatezza: in virtù degli svuota carceri, della abrogazione della Bossi-Fini e della bocciatura della Fini-Giovannardi da parte della Corte Costituzionale, le presenze in carcere sarebbero scese nell’ultimo anno dai 68 ai 60 mila. I posti regolamentari sarebbero saliti, chissà come, a 50 mila e quindi si tratterebbe di “soli” 10 mila esuberi che il governo conta di sanare al più presto.

In realtà gli interventi legislativi hanno avuto effetti trascurabili e l’apertura di nuove sezioni e istituti cozza contro un blocco dei finanziamenti e delle assunzioni che si protrae da anni. Non credo che i commissari europei si lasceranno ingannare e allora vi riferisco la previsione fatta da un detenuto: “Bisogna esse’ realistici, a Berlusconi l’amnistia je serve, per togliergli l’interdizione. Questi ce tengheno così (in un post precedente io parlai di “ostaggi”) fino a maggio, poi scaricano la responsabilità sul ministro, pe’ questo hanno messo uno come Orlando che deve fa’ da capro espiatorio e visto che ce lo chiede l’Europa pe’ nun paga’ e sanzioni fanno un bel provvedimento di clemenza generale e se n’annamo tutti a casa”.

Speriamo di non dovergli dare ragione.